Aprirò anche nel deserto una strada
Irrigare l’aridità
Ascoltate. Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. […] Il seminatore semina la Parola. Quelli lungo la strada sono coloro nei quali viene seminata la Parola, ma quando l’ascoltano, subito viene Satana e porta via la Parola seminata in loro. (4,3.15)
Una delle prime promesse di Dio, che risuonano nel Tempo d’Avvento, è quella di ricondurre gli esiliati, di aprire percorsi necessari e nuovi.
Così dice il Signore, che aprì una strada nel mare e un sentiero in mezzo ad acque possenti. […] Aprirò anche nel deserto una strada, immetterò fiumi nella steppa. (Is 43,16.19)
In tutti noi c’è una parte più esposta a farci strappare il buon seme. Vuol dire, prima di tutto, che c’è molto di buono in ciascuno di noi. Il seme cade in uguale quantità sulla strada, come sul terreno buono. Abbiamo la possibilità di esserne consapevoli e di non lasciarcelo portare via dal Nemico. Non dobbiamo spaventarci. La partita non è fra noi e il Nemico e basta. Nella nostra squadra gioca un fuoriclasse, Dio, che fa la differenza.
Come ha aperto nel Mar Rosso la strada a Israele, per strapparlo dalla schiavitù, così anche oggi apre nel deserto una strada. Non è, però, una strada arida come quella della parabola. “Aprire una strada nel deserto” come dice il seguito del versetto di Isaia, significa in realtà irrigare quel terreno, renderlo fertile e attraversabile, tale da offrire il sostentamento e refrigerio durante il percorso.
In questa prima settimana d’Avvento, dunque, lasciamo che il Signore irrighi la nostra strada per trasformarla in terreno fertile. Possiamo fare concretamente questo esercizio:
1) Vado in chiesa 5 minuti per fare questo esercizio.
2) Lo posso fare una volta nella settimana o una volta al giorno o secondo il ritmo che preferisco.
3) Individuo due o tre peccati, debolezze o aridità che sento in questo periodo.
4) Ripeto questa frase: Padre buono, sento in me questo peccato/questa debolezza/questa aridità: me ne dispiaccio, ma non voglio intristirmi. Lascio che la bagni la tua misericordia.
5) La ripeto qualche volta, con calma, identica, finché non è scesa profondamente nel mio animo.
6) Concludo l’esercizio con questa semplice preghiera: Rendimi terreno fertile, Signore Gesù.





Sento il bisogno di richiamare soprattutto i genitori di questi 80 bambini. È necessario che qualcuno si senta interpellato a dare la propria disponibilità per fare il catechista. Non può essere sempre e solo un problema degli altri, che si prendono l’impegno di “tenere mio/a figlio/a”. Ciascuno genitore si deve chiedere: “E io? Perché non io?”.

Padre Marella, infatti, ha per così dire iniziato la sua carriera da santo proprio attraverso l’educazione dei ragazzi e dei giovani. Era un antesignano e un profeta. Credeva fermamente nella formazione della coscienza, nel suo primato e – di conseguenza – nella libertà personale, quando ancora prevaleva l’idea che i giovani dovessero solo obbedire. Pensate cosa avrebbe potuto rappresentare questo – se fosse stato preso ancora più sul serio – di fronte ai drammi della Prima e della Seconda Guerra Mondiale! Per rimanere fedele a questi principi che insegnava e testimoniava ha accettato di pagare di persona, ingiustamente, per sedici anni.
