Camminare in campo aperto

C’è una forte consolazione insita nel fatto di iniziare un cammino con la sensazione di potere percorrere un campo aperto o un bel sentiero di montagna.

Non si sa mai cosa riserva il futuro, ma c’è un modo minaccioso o un modo fiducioso di percepirlo.

Oggi lo guardiamo pieni di speranza.

Lo facciamo perché veniamo dalla celebrazione della presenza di Gesù in mezzo a noi.

Lo facciamo perché non guardiamo a un futuro vago, indefinito e lontano: nel momento in cui muoviamo con gratitudine e coraggio il primo piccolo passo, quel futuro è già il presente che viviamo, è il dono concreto che ci viene consegnato.

Giovanni Battista parla di un battesimo più decisivo, che ci immergerà nel fuoco d’amore dello Spirito Santo. (Lc 3,16). Gesù dirà: “Vedrai cose più grandi di queste!” (Gv 1,50).

Tutto dipende dal riscoprire con un orgoglio buono il nostro Battesimo: siamo figli e figlie di Dio, ci è stato fatto il dono della conoscenza di Gesù e, ad un certo punto nella nostra vita, abbiamo scelto la nostra vita cristiana.

Si apre un periodo nuovo e allo stesso tempo sobrio per la vita della nostra parrocchia: siamo chiamati a dare un’entusiasmante testimonianza ai giovani, perché anche loro possano apprezzare l’incontro con Gesù e a cercare di vivere la fede in condivisione con tutti.

C’è una comunità cristiana da edificare.

Tutti abbiamo la responsabilità di farlo, tutti con il proprio dono e il proprio compito.




Natale come viene

Una storia visitata e redenta

Celebriamo questo Natale ancora con la preoccupazione della pandemia, dopo che l’anno scorso avevamo vissuto il sacrificio di stare lontano da parenti e amici. A febbraio del 2020, quando i più seri esperti di pandemie accennavano alla possibilità che ci volessero due o tre anni per uscirne, tutti eravamo sgomenti e ci auguravamo che fosse un’esagerazione. Tecnicamente, due anni sono già passati, anche se in Italia e in Europa si contano a partire da febbraio.

Questa lunga situazione ha cominciato a mostrare le sue brutte conseguenze: chi ha subito economicamente, è arrivato a dovere chiudere la propria attività; gli effetti sull’impoverimento si stanno facendo sentire e – soprattutto – c’è una tensione sociale crescente e le ansie e le preoccupazioni stanno diventando più radicate, mostrando alcune volte anche il loro aspetto più irrazionale.

Come se non bastasse, gli equilibri del mondo sono quanto mai precari: in alcune zone geopolitiche sembra che si giochi a Risiko, dimenticando che non si tratta affatto di un gioco; milioni di disperati abbandonano le proprie radici, affrontano attraversamenti esasperanti, varcano frontiere verso l’ignoto.

Infine, l’Albero di Natale dovrebbe almeno ricordarci di quanto sia urgente e grave la situazione ecologica del pianeta, e quanto ci sia bisogno – come dice papa Francesco – di un’ecologia integrale: del vivere, delle relazioni, della gestione del tempo, dell’economia e della custodia del creato.

Queste considerazioni, che appaiono così minacciose, assomigliano tuttavia all’incipit del vangelo della notte di Natale.

Potremmo parafrasarlo così: “Sotto il dominio degli imperi, in balia della gestione dei potenti, nel corso consueto della storia, mentre Giuseppe e Maria erano in viaggio, si compirono per lei i giorni del parto…” (Lc 2,1-6).

Vedo un incoraggiamento bellissimo nel proclamare solennemente un’altra volta questo testo che ormai sappiamo a memoria.

La storia, così com’è, è marcata da un Avvenimento. Il mondo, per quanto cupo, minaccioso e ripetitivo sembri, è visitato da una Presenza.

Questi nostri giorni, proprio questi giorni sono raggiunti dall’amore di Dio, rinfrancati dalla nascita di Gesù bambino.

Due persone che si amano, Giuseppe e Maria, che si prendono cura l’uno dell’altra e che scelgono di condividere le incombenze, accolgono la vita come viene, con la fiducia che sia preparata per loro.

La pacificazione e lo squarcio di luce che attrae tutti come i personaggi del presepe avviene grazie a questo motivo.

Perciò, incoraggiamoci a vicenda amici ed amiche.

Festeggiamo con fiducia!

Chi è credente celebri la Nascita di Gesù partecipando alle liturgie e ringraziando di cuore per i doni che possiamo riconoscere; tutti cerchino il bene, ci si scambi gli auguri con affetto e rincuoriamoci.

Una storia perfetta non avrebbe neanche bisogno di essere visitata.

Un mondo malconcio e malandato, invece, può gioire per la redenzione offerta dal Signore e accolta dagli uomini e dalle donne dal cuore aperto e buono.




Natale dal verso giusto (Under 20)

Come si prende il Natale dal verso giusto?

Per me il verso più giusto per il Natale è un’invocazione del profeta Isaia nella sua resa liturgica:

“Stillate, cieli, dall’alto
e le nubi facciano piovere il Giusto,
e germogli insieme la giustizia.”
(Is 45,8)

Mi piace il suo fascino enigmatico e misterioso. Stillare significa fare scendere goccia a goccia, ma anche distillare.

In Gesù bambino viene distillato un pezzo di Cielo purissimo, che cade sulla terra e, dove tocca, sboccia giustizia.

Io prego di incontrare Gesù e che mi renda giusto.

 

Qual è il verso giusto per il Natale, secondo voi?

Avete una frase che vi piace o una canzone preferita per vivere bene il Natale?

Scrivete la frase o il titolo della canzone nei messaggi della Storia di Instagram.

Ci aiuteremo a vivere il Natale dal verso giusto.




Eterno bagliore

Tempo scaduto

Come si prende il Natale per il verso giusto?

Come si vive nel modo corretto?

Senza sapere dire il perché, queste domande mi hanno ronzato in testa per tutto l’Avvento e ora che il tempo è finito, devo provare a darmi una risposta.

Qual è il verso giusto da cui guardare il Natale?

La grazia di Dio

Ho confessato tanto in questi giorni e ho fatto alcuni incontri straordinari: giovani che tengono alla loro fede e vogliono viverla in maniera piena; adulti concentrati sulla loro missione su molteplici fronti, e tanti altri veri discepoli del Signore. Ti chiedi che cosa li abbia resi così; quale percorso li abbia portati fin lì. Se domandi, ti diranno: la parrocchia, l’AC, gli Scout, quel movimento, una guida spirituale…

Eppure capisci che oltre a tutte queste cose c’è di più: l’amore di Dio che raggiunge le persone, gratuitamente le tocca, liberamente le interpella e affettuosamente le conquista.

I bambini

Di tutte le cose sconvolgenti che si potrebbero dire sul mistero cristiano, c’è questa storia del Dio neonato.

Fasciato dalla mamma, protetto dal papà è esposto al calore benevolo di due animali e alla furia di un re del mondo. Penso alle mie nipotine, che si sdraiano come se fosse una culla su Steel, il setter di casa, che da loro si lascia fare tutto.

Ma a fronte dei bambini che si sentono protetti, ce ne sono troppi che non sono sicuri. I dati riportati a un’iniziativa dell’Unicef sulla violenza contro i bambini nel mondo mi hanno sconvolto. Non può succedere. Dobbiamo sempre avere presenti quei bimbi che stanno dietro un filo spinato o si vedono puntare contro un’arma. È un orrore che anche Isaia sognava di estirpare: “Non ci sarà più un bimbo che viva solo pochi giorni…” (Is 65,20).

Poi ci sono quelli accanto a noi, tra i nostri, che hanno delle malattie gravi o delle difficoltà che li rendono speciali. Tante storie di famiglie che si mascherano nella ordinarietà. Ho in mente casi concreti che pongono domande da fare impazzire. Non ci sono parole adatte, tantomeno risposte. Forse un giorno ci verrà concesso di raschiare la crosta di queste contraddizioni, entrando nel mistero di un Dio neonato.

Gli affetti

Che siano per noi come una casa di pane o perché ci fanno soffrire, che ce li godiamo o ne sentiamo la nostalgia, Natale mostra a tutti quanto siano importanti gli affetti.

A Giuseppe e Maria mancavano quelli di casa, ma c’erano loro due, l’uno l’amato dell’altra.

Hanno fatto vivere il loro amore, ben sapendo che avrebbe potuto non essere più, e questo bastò.

Bastò a salvarsi reciprocamente e a salvare Gesù.

Di solito lascio uno spunto ai giovani, ma questa volta lo voglio condividere con voi. Non è la solita musica di Natale. È una canzone dei Coldplay, si intitola Everglow. Tutto il testo è speciale [testo e traduzione], ma c’è un verso che mi sembra particolarmente giusto per questo Natale:

Quindi, se ami o vuoi bene a qualcuno, dovresti farglielo sapere.

Questo consiglio, per me, è una dedica a chi manca. Nel video, c’è una pattinatrice che… beh, ve lo lascio guardare. E che ognuno possa pensare a chi ama e a chi manca.

Il verso giusto

La grazia di Dio c’è. Spesso è tanto discreta da non farsi notare, non sappiamo perché. Ma proprio quando tutto sembra sfuggire al controllo umano, non c’è ostacolo all’amore di Dio.

A tutte le domande e le preghiere che abbiamo, troppo forti da tenere, troppo difficili da dire, può rispondere solo il Dio neonato.

Se ami o vuoi bene a qualcuno, dovresti farglielo sapere. Anzi, forzando la traduzione per cogliere le sfumature, se ami o vuoi bene a qualcuno, dovresti permettergli che lo sappia.

Don Davide




Toccati da un angelo (Under 20 testo+video)

C’è un’opera strepitosa – pensate, del XV secolo! – che raffigura l’Annunciazione a Maria, ma in cui l’angelo non si vede, perché la prospettiva è dal suo punto di vista e si ammira l’esitazione di Maria, la sorpresa, la meraviglia, l’indugiare e il suo gesto di allungare la mano, quasi a volerlo toccare.

In quel particolare il pittore, Antonello da Messina, ha voluto rappresentare la disponibilità di Maria, che si lascia coinvolgere nell’incredibile avventura che le propone l’angelo. Io l’ho vista dal vero, in una mostra, e vi assicuro che è ipnotica ed emozionante.

In quell’immagine c’è il senso di ciò che vi propongo oggi: lasciarvi coinvolgere.

L’ultima tappa prima del Natale è un forte invito a non rimanere indifferenti a quella presenza che vi può stravolgere la vita: come un tocco, come qualcuno che inaspettatamente ti prende per mano.

Un cosa concreta, da cui può scaturire tanto bene.

Ho pensato che magari Antonello da Messina non vi appassiona quanto a me. Allora, per spiegarmi meglio, vi propongo QUESTO CORTO.  Dura solo 3 minuti e se Antonello da Messina fosse vissuto in California nel XXI secolo, forse il suo capolavoro l’avrebbe reso così. 😉




Toccheremo la paglia?

L’ultima tappa dell’Avvento è una grande domanda sulla libertà.

L’arcangelo che raggiunge Maria incontra, in verità, ciascuno di noi.

C’è un appuntamento con un bimbo in una mangiatoia. Non ci sarà nessuna costrizione.

Cosa potremo farcene se la nostra libertà non è allenata all’incontro? Come ci accorgeremo che la notte non è più buia, se non alzeremo lo sguardo per vedere una stella? Come sentiremo il calore della vita, se ci infastidiranno l’asino e il bue? Come scopriremo che la terra è benedetta, se non toccheremo la paglia?

Della scena dell’Annunciazione si potrebbero dire e sono state scritte miliardi di cose, ma oggi dobbiamo apprezzare le pause dell’angelo e le domande di Maria per capire come Dio aveva preparato una libertà per mettersi in moto.

Oggi dobbiamo apprezzare le pause dell’angelo e le domande di Maria.

E noi? E tu?

Vorrai fare parte di un mondo modellato su una redistribuzione del potere?

Accoglierai in uno spazio anche piccolo qualcuno che ha bisogno?

Sei disponibile a riconoscere nell’umanità di Gesù il racconto di Dio?

Potrai valorizzare la semplicità delle cose?

Infine, impareremo ad avere una vicinanza alla vita reale, vera, all’esistenza propria e delle altre persone, tale da potere dire di toccarla, di averla vista e custodita?

Impareremo ad avere una vicinanza alla vita reale, tale da potere dire di averla toccata?

Nel giorno e nella liturgia di Natale ci verrà detto che tutto è soltanto grazia; che ogni meraviglia, in realtà, è un dono. I doni vengono accolti da qualcuno che liberamente li sa accettare e accogliere.

Specchiarci in Maria e ascoltare il suo dialogo con l’angelo ci aiuta a fare entrare quell’energia di bene che è capace di purificare ed attivare la nostra libertà, per fare di questo regalo un tesoro per noi.

Don Davide




Presepe Samac 2021

“Vi era tra i farisei un uomo di nome Nicodemo, uno dei capi dei Giudei. Costui andò da Gesù, di notte…” (Gv 3,1)

Il Vescovo Zuppi, per l’anno pastorale in corso, ha affidato alla Chiesa di Bologna la meditazione sulla figura di Nicodemo.

Questo uomo entra in scena nel racconto evangelico mentre va da Gesù, ma lo fa di notte, di nascosto, pieno di dubbi e di domande.

Profondo conoscitore delle Scritture di Israele (evocate dalla pergamena con la trascrizione dello Shemà’ Israel (Dt 6,4-9), Nicodemo attendeva il Messia. In questo presepe abbiamo immaginato Nicodemo quasi trent’anni prima, come colto da un presagio nella notte della nascita di Gesù a Betlemme.

La scena del presepe genera un contrasto tra la luce intensissima che splende sulla Natività e Nicodemo, nell’oscurità, con un suoi pensieri e le sue domande.

Nicodemo troverà la via per l’incontro con Gesù, poi si esporrà per difenderlo di fronte al Sinedrio (Gv 7,50-52), infine verrà alla luce per raccogliere il suo corpo dopo la crocifissione e ungerlo per la sepoltura (Gv 19,39).

La nascita di Gesù porta luce e salvezza per tutti, anche per chi non ne è ancora consapevole, anche per chi ne coglie l’importanza solo come un’intuizione, o chi viene raggiunto solo da un presagio. Chi si lascia interpellare da lui, in questa notte luminosissima, trova il cammino per venire alla luce.




Si può essere felici? (Under 20 testo+video)

La tappa della terza domenica d’Avvento ci pone questa domanda.

Francesco d’Assisi aveva preso molto sul serio due versetti del Nuovo Testamento: “Rallegratevi nel Signore sempre, ve lo ripeto ancora: rallegratevi!” (Fil 4,4) e “Considerate perfetta letizia, quando subite ogni sorta di prove” (Gc 1,2).

Solo a sentirli, viene da pensare che siano una follia. Come si fa?!

Eppure San Paolo, come se percepisse in anticipo le nostre obiezioni, conferma “ve lo ripeto ancora: rallegratevi!” e San Giacomo specifica che pensa proprio a “ogni sorta di prove”.

Sembra impossibile. Nonostante ciò,

tutti vorremmo essere sempre felici.

L’amico più caro di Francesco era Leone, un uomo meraviglioso per la sua bontà. Forse fu la sua compagnia, forse un’ispirazione… in ogni caso fu mentre camminava con lui che Francesco trovò la risposta:

“(…) Perciò, ascolta la conclusione, frate Leone. Sopra tutte le grazie e doni dello Spirito Santo che Gesù concede ai suoi amici, la più grande è vincere se stessi e volentieri, per amore suo, affrontare tutte le difficoltà… in questo è la felicità perfetta.”

Ora pensate questo principio di fronte all’esame più difficile o a una gara che sembra impossibile. E poi pensatelo nella vita: vincere se stessi e affrontare le difficoltà, aiutati dall’amore di Cristo (vd. 2Cor 5,14);

chi afferra questa verità vive lieto e sereno.

Da quel momento in poi, infatti, in Francesco d’Assisi si radicò una felicità e una forza che nessuno poté sottrargli. E per dire quanto era grato a frate Leone e quanto gli voleva bene lo benedisse:

“Il Signore ti benedica e ti custodisca. Mostri a te il suo volto e abbia misericordia di te. Rivolga verso di te il suo sguardo e ti dia pace. Il Signore benedica te frate Leone.”

Queste parole hanno più di ottocento anni, ma sono indimenticabili, per la semplicità e la loro forza.

Sono state musicate da un genio e interpretate in maniera tenerissima dal Piccolo Coro dell’Antoniano: QUI.

Io le ripeto, oggi, per voi.

“Il Signore benedica te e ti custodisca. Si mostri a te e ti avvolga con la sua amicizia. Il Signore guardi proprio te e vivi in pace.”

Vi indico, inoltre, una “felicità” natalizia

prendete carta e penna; va bene un foglietto o il vostro taccuino preferito. Pensate tre persone che volete benedire e scrivete tre frasi di benedizione per ciascuna. Potete usare le stesse parole di San Francesco, oppure inventarvele voi, ma fatelo. Non vale farlo a mente. Scrivete, e poi senza bisogno che nessuno vi senta, benedite ad alta voce.

Perché chi è felice benedice. E chi benedice, impara ad essere felice.




A metà dell’Avvento

Dilatare il cuore

Tutti gioiamo e ognuno gioisce per cose anche molto diverse.

Bisognerebbe imparare a gioire con chi gioisce, e ad accogliere il pianto di chi piange.

Quando riusciamo ad attivare questa circolarità virtuosa, dilatiamo il nostro cuore, ci apriamo anche a cose che prima non ci interessavano e non conoscevamo,

la nostra esistenza si espande, siamo più capaci di accogliere e comprendere la vita.

Rallegratevi

Di motivi di rallegrarci, questo Avvento, ne ha regalati parecchi alla nostra comunità.

Abbiamo celebrato una bella festa per l’anniversario del mio ingresso in parrocchia (ricordo che data la vicinanza del compleanno di don Valeriano, festeggiamo sempre in quell’occasione anche la sua permanenza tra noi da ormai molti anni); vediamo tanti bimbi contenti e tante famiglie del catechismo che partecipano con entusiasmo alla messa delle 10 loro riservata, nonostante i numeri ci travolgano rispetto alle nostre possibilità e ai nostri spazi; inoltre, la Provvidenza – che ha molti nomi concreti – ha permesso di attivarci per rilanciare alcuni gruppi dell’ACR e dei giovanissimi che per vari motivi avevano avuto una battuta d’arresto; i giovani della Zona Pastorale stanno realizzando un bel percorso e l’impegno caritativo della nostra comunità, grazie a persone speciali, è encomiabile.

Infine, io personalmente ho avuto alcuni incontri preziosi, che arricchiscono senz’altro anche la vita di tutta la Parrocchia.

Non angustiatevi

San Paolo, nella seconda lettura, dice anche di “non angustiarsi per nulla” (cf. Fil 4,5).

In realtà, non mancano le angustie. Sono preoccupato per le persone ammalate, che ci mancano e vorremmo che fossero di nuovo presto non solo insieme con noi spiritualmente, ma anche fisicamente. Vogliamo che non si sentano sole e che siano confortate e curate.

Sono inquieto anche perché nella frenesia delle incombenze, non riusciamo a realizzare nemmeno le più necessarie,

come ad esempio rieleggere il Consiglio Pastorale Parrocchiale.

Da ultimo, non nascondo qualche motivo di apprensione per la gestione economico-amministrativa della Parrocchia, che nonostante la competenza e l’aiuto totale del Consiglio Pastorale per gli Affari Economici, rappresenta un pensiero sempre costante.

Regali di Natale

Ho scritto queste cose in condivisione,

perché la Parrocchia è di tutti, è davvero la nostra casa comune.

Tuttavia, mi rendo perfettamente conto che gli stessi motivi per rallegrarsi e le medesime preoccupazioni le ha anche ciascuno e ciascuna di voi, e che tutti potremmo pensare che già è faticoso stare dietro alle nostre cose, non riusciamo a caricarci i pesi gli uni degli altri.

Invece

è proprio a questa reciprocità che penso.

Voglio condividere le vostre gioie e farmi carico delle vostre angustie, e pregare al Signore per ciascuna di esse e per ogni vostra necessità. Desidero che la comunità parrocchiale viva questo in maniera circolare.

In questo modo espanderemo il bene e ce ne sarà in abbondanza per tutti, come se quei famosi cinque pani e due pesci fossero i nostri regali di Natale.

Don Davide




C’era una notte

Le notti di Nicodemo

Nicodemo è citato tre volte nel vangelo di Giovanni. Nella prima incontra Gesù di notte. Le altre due volte è riportato come colui che era andato da Gesù di notte.

Quanto è lunga questa notte o quante notti è questa notte?

In alcuni casi, la notte può essere davvero lunga o vissuta come tale. Ci troviamo davanti a un momento oscuro che sembra non finire mai e mentre sembra albeggiare, tutto appare ripiombare nella cupezza dei giorni più bui. Ci sono poi quelle notti che seppur brevi, ritornano come un appuntamento costante, come a ricordare un prezzo da pagare, una scelta sbagliata che si ripercuote come una vibrazione nell’acqua quieta. Altre volte è solo una notte, una tra le tante ma è quella che ti prende il cuore e te lo fa sobbalzare mentre pensavi che il suo pulsare fosse solo quello ordinario.

Di tutte queste notti in cui nasce una domanda Nicodemo ne è il segno e Gesù diventa la risposta.

Gesù, tra le diverse notti che i vangeli ci presentano, in questo tempo si manifesta in quella in cui la tradizione ci dice che nasce. Rigenera l’umanità e ciascuno di noi: ci tiene svegli al suo amore, come la sentinella attende l’aurora divina, luce che non tramonta.

Anche noi come Nicodemo, ci volgiamo a Cristo portando le nostre notti alla sua tenera culla luminosa, perché possiamo accogliere la Luce.

Francesco Paolo Monaco