Cerco proprio te: facciamo trovare

Il cosiddetto mese missionario di ottobre nasce dall’intuizione di Papa Pio XI, che nel 1926 istituì la Giornata Missionaria Mondiale per risvegliare la consapevolezza evangelizzatrice di tutti i battezzati. L’intento, ieri come oggi, è sostenere spiritualmente e materialmente l’opera di annuncio del Vangelo nel mondo intero.

In sintonia la missione della Chiesa, la nostra comunità vivrà la Missione popolare Cerco proprio te.

Saranno giorni di preghiera, ascolto di testimonianze e condivisione, pensati per rinnovare le nostre abitudini quotidiane e migliorare sempre più la nostra relazione personale con Gesù.

Dal 1926 la comprensione della missione di ogni cristiano si è evoluta profondamente.

Il Concilio Vaticano II (Ad Gentes) ha ribadito che la Chiesa è missionaria per sua stessa natura, in quanto trae origine dalla missione del Figlio e dello Spirito Santo secondo il disegno del Padre.

Ciascuno in forza del Battesimo è missionario, nessuno escluso.

Paolo VI (Evangelii Nuntiandi) ha posto la testimonianza di vita al cuore della missione, sottolineando che l’uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri, valorizzando la promozione umana.
Giovanni Paolo II (Redemptoris Missio) ha individuato i nuovi “areopaghi” della modernità quali nuovi luoghi prioritari in cui la Chiesa è chiamata ad annunciare il Vangelo con metodi e linguaggi rinnovati. Una grande sfida sempre più attuale.
Benedetto XVI ha messo in luce il “cortile dei gentili” e il “continente digitale” come nuovi spazi d’incontro e di dialogo con chi non crede.
Papa Francesco (Evangelii Gaudium) ha poi promosso la visione di una “Chiesa tutta in uscita” per raggiungere le periferie esistenziali e geografiche della storia con la gioia, la vicinanza e la misericordia del Vangelo.

Da questa brevissima rassegna scopriamo che tutti i documenti ribadiscono che il fondamento di questo slancio non risiede in un generico attivismo, ma affonda le radici direttamente nell’amore di Dio: Dio che è perfetta comunione, relazione d’amore e continuo dono di sé.

Attraverso il Battesimo riceviamo una immensa responsabilità co-creativa e concreta, chiamati a plasmare la storia secondo il Vangelo.

La terra di missione non coincide più solo con geografie lontane, ma si gioca nel tessuto quotidiano e nelle relazioni della nostra parrocchia a partire dal proprio personale incontro con il Risorto.
La missione contemporanea è essenzialmente costruzione di legami.

Una parrocchia evangelizza davvero quando smette di essere un circolo chiuso

e si trasforma in una rete di relazioni autentiche, capace di accoglienza e di uscita verso le solitudini del quartiere grazie al contributo di tutti.
Non si tratta di “fare cose”, ma di evangelizzare per attrazione, attraverso la cura reale che abbiamo gli uni per gli altri, dai più piccoli ai più grandi, come uno dei modi di fare comunità.

La prossima settimana di Missione popolare Cerco proprio te è laboratorio spirituale e pastorale in cui riscoprire la bellezza dei legami autentici.

È un’occasione imperdibile per tutti e tutte nella nostra comunità. LASCIAMOCI TROVARE E METTIAMOCI IN GIOCO CON CORAGGIO. Ravvivare oggi lo slancio missionario significa provare a rendere le nostre relazioni più vere, libere e accoglienti così da diventare un segno visibile dell’amore di Dio nel nostro quartiere, lasciando trasparire il volto di una Chiesa viva, che cerca sinceramente di accompagnare ogni persona che lo desidera, con gioia e speranza.

Francesco Paolo Monaco




Ricominciare… con spirito missionario

Settembre, come di consueto, segna per molti il tempo della ripresa. Anche la nostra Comunità parrocchiale si rimette in cammino: nelle prossime settimane ci saranno diversi appuntamenti che accompagneranno l’inizio del nuovo anno pastorale. Li segnaleremo progressivamente, perché ciascuno possa sentirsi coinvolto e trovare il proprio passo dentro questo nuovo tratto di vita comunitaria.

Anche dal punto di vista liturgico, questo mese accompagna il nostro ricominciare con quattro feste significative.

Le proponiamo come brevi soste spirituali: occasioni semplici da custodire in agenda e da lasciar parlare alla vita personale, familiare e comunitaria.

L’8 settembre è la festa della Natività della B. V. Maria e solennità della B. V. della Grada, quindi festa patronale nella chiesina di S. Valentino. In Maria contempliamo l’icona della cooperazione umana all’iniziativa divina: Dio non si impone, ma attende il “sì” dell’uomo per farsi vicino e abitare la nostra storia. La vita di Maria ci ricorda che l’ospitalità data a Dio è sempre generativa: apre spazi di incontro, ricompone i riferimenti interiori e può sostenere, anche concretamente, la ripresa della quotidianità.

L’Esaltazione della Santa Croce, il 14 settembre, ci riconduce al centro della vita cristiana. Quel legno non è il segno di una sconfitta né soltanto l’esito di una sentenza ingiusta: è il luogo in cui Gesù dona se stesso “per sempre” e apre una sorgente di amore disarmato e universale, offerto a tutti. La Croce di Cristo, più che diventare il vessillo di una parte, insegna al cristiano la parte in cui stare nella storia: dalla parte di chi serve, di chi dona la vita, di chi custodisce le ferite e vive la testimonianza senza proselitismi aggressivi.

Il 21 settembre è la festa di san Matteo, apostolo ed evangelista. Matteo è un pubblicano: un collaboratore degli occupanti romani, un uomo considerato impuro e lontano. La sua chiamata mostra che la missione di Gesù non si rivolge a una cerchia di “giusti”, ma sa varcare i confini delle esclusioni sociali e religiose. Per noi diventa un invito a entrare nelle periferie delle esistenze, a dialogare con la cultura secolare e a riconoscere anzitutto la dignità della persona, prima del suo passato.

I Santi Arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele (29 settembre), in passato, godevano di feste separate per ognuno e in relazione ai propri specifici carismi; in diversi luoghi si conservano ancora tradizioni molto particolari. La custodia di ciò che è giusto (Michele), l’annuncio della Parola che si fa carne (Gabriele) e l’accompagnamento terapeutico nel viaggio della vita (Raffaele) sono le dimensioni principali della memoria che vogliamo fare nostra e per le quali chiediamo di essere accompagnati in questo inizio d’anno pastorale.

Queste feste, poste all’inizio dell’anno pastorale, possono aiutarci a riprendere il cammino con uno sguardo più evangelico.

Ci prepariamo in questo mese a vivere con partecipazione ed entusiasmo anche la Missione popolare di ottobre.

Disponibili come Maria, radicati nell’amore che sgorga dalla Croce e dalla resurrezione del Cristo, sostenuti dall’esempio di Gesù con Matteo verso chi sembra ‘lontano’ e accompagnati dalla discreta presenza degli angeli. Sarà un modo semplice per ricominciare non solo organizzando attività, ma lasciandoci rinnovare dal Signore nel cuore della vita quotidiana.

Francesco Paolo Monaco




Corpus Domini

Il tempo di Pasqua si è concluso da poco, ma sappiamo che il Cristo, Crocifisso e Risorto è sempre accanto a noi, ed ecco che la Liturgia ci propone le Solennità del Signore: domenica scorsa la Santissima Trinità e oggi il Santissimo Corpo e Sangue di Cristo, pane vivo disceso dal cielo.

Celebriamo quindi il sacramento dell’Eucaristia, istituito da Gesù nel momento in cui l’amore verso di noi ha raggiunto il massimo, donando tutto se stesso. Donandosi entra in noi trasforma il pane in sé, per trasformare noi in Lui, fa si che lo sentiamo partecipe della nostra vita. Non dobbiamo affannarci a cercarlo, è Lui che ci ha trovati, dobbiamo solo essere sinceramente disposti ad accoglierlo.

Nella prima lettura Mosè parla al popolo: “ricordati….. e penso che lo stia dicendo anche a noi che non abbiamo attraversato il deserto per quaranta anni, ma che abbiamo tanti motivi per riflettere su quanto ha fatto il Signore per noi, sulle volte che ci ha preso per mano nelle scelte difficili o ci ha consolato nei momenti più duri della nostra vita. Il Signore potrebbe dirci: “ti ricordi quella volta che eri tanto preoccupato per……Io me la ricordo bene, c’ero li con te”

Come ci dice San Paolo nella seconda lettura il pane e il vino sono comunione col corpo e sangue di Cristo, ma dato che vi è un solo pane anche noi siamo membra di un solo corpo, una comunità unita intorno a Cristo. Il Concilio Vaticano II insegna che «col sacramento del pane eucaristico viene rappresentata ed effettuata l’unità dei fedeli, che costituiscono un solo corpo in Cristo. Tutti gli uomini sono chiamati a questa unione con Cristo, che è la luce del mondo: da Lui veniamo, per mezzo suo viviamo, a Lui siamo diretti» (Lumen gentium, 3). È tempo che la comunità dei credenti sia tangibile, reale, che non si limiti a una simpatica formalità, ma che sia in grado di condividere col prossimo, cominciando da chi ci è più vicino, le attenzioni, le preoccupazioni, gli aiuti concreti per chi ne ha bisogno.

Se siamo un unico Corpo quando ci scambiamo un segno di pace guardiamoci negli occhi perché abbiamo bisogno di vedere e di essere visti; facciamoci sfuggire un sorriso, quante volte abbiamo bisogno di ricevere e di dare un sorriso? Dobbiamo imparare a volerci bene, a chiedere scusa se ci scappa la pazienza, a desiderare la pace e a lavorare per portarla nei nostri cuori perché solo così potremo essere contagiosi, dei costruttori di pace credibili. Ricordiamoci di ringraziare sempre il Signore per i doni che ci fa, per esempio questa mattina ci siamo svegliati e siamo tutti qui, grazie Gesù.

Mi piace quando don Davide nel saluto all’inizio della Messa dice: “il Signore, che guida i nostri cuori nell’amore e nella pazienza di Cristo, sia con tutti voi” trovo che sia molto consolante sapere che Gesù è paziente con noi.

Paolo Nipoti




Un crescendo di festa

Il periodo dopo Pasqua termina con grandi momenti: dopo l’Ascensione abbiamo vissuto Pentecoste, domenica prossima la Santissima Trinità e quella successiva la festa del Corpus Domini. È come se la Chiesa volesse farci vivere un crescendo generato dalla Risurrezione di Gesù: come se volesse donarci significati e contenuti, quasi di provviste per affrontare il lungo periodo ordinario fino all’inizio dell’Avvento.
Sono momenti importanti e difficili da comprendere appieno per noi semplici credenti, ma ugualmente dobbiamo cercare di affinare la nostra fede nel tentativo di entrare in questi misteri.

Il concetto di Trinità è senza dubbio impossibile da comprendere utilizzando la sola intelligenza: occorre passare ad un registro diverso, un registro di Fede e di accettazione dei nostri limiti nell’abbandono all’amore di Dio nostro Padre, di Gesù che sentiamo maestro ed anche fratello e dello Spirito Santo che è sempre al nostro fianco nelle nostre scelte e nelle nostre difficoltà col suo sostegno costante.
Questa figura, in realtà, è più facile da avvicinare se pensiamo a noi stessi (che peraltro siamo stati creati ad immagine e somiglianza di Dio).

Ciascuno di noi è un essere complesso che presenta molti aspetti: abbiamo un lavoro, siamo inseriti in una famiglia con vari ruoli, in un contesto di comunità con diversi incarichi, ci spendiamo per attività nelle quali crediamo e che sono le più importanti per noi senza che siano remunerate. Quindi ogni giorno rivestiamo ruoli diversi attivando diverse nostre capacità, i famosi “carismi”. Come donna ad esempio posso essere mamma, sorella, amica, moglie ecc… Ogni ambito attiva in me diverse sensibilità, abilità e competenze.

La Trinità è un Padre che ci ama senza condizioni, che ci attende come il Padre della parabola per offrirci il suo perdono quando ancora siamo lontani; un amore che noi umani possiamo rintracciare nell’amore che ci hanno offerto i nostri genitori, un amore che ci custodisce senza perderci mai di vista, che ci mette al centro e del quale non dobbiamo dubitare mai.

La Trinità è un Figlio che si è fatto uomo per noi, per condividere le nostre fatiche, i nostri affanni, le nostre sofferenze fino alla più dura, la morte. Un figlio che ha obbedito e che, pur patendo come uomo, si è fidato della volontà del Padre per mostrarci la vittoria sulla morte e per assicurarci la vita eterna.

La Trinità, infine, è lo Spirito Santo: un mistero che frequentato ed invocato diventa un motore per la nostra vita, un “accelerante” in grado di darci forza, coraggio, sostegno. Giovanni riportando le parole di Gesù ci dice che Il Padre ci darà un altro Paraclito perché rimanga con noi per sempre, lo Spirito della verità.

Questa terza componente della Trinità a volte un po’ trascurata è un grande dono che ci viene fatto e dobbiamo imparare ogni giorno ad invocarlo affinchè illumini la nostra vita e le nostre scelte.

La famosa icona russa di Rublev rappresenta la Trinità con tre angeli uguali ma diversi, volti identici con abiti di colori diversi: oro per la regalità di Dio, rosso per il sacrificio di Gesù, verde simbolo della vita per lo Spirito Santo. Una perfetta rappresentazione del loro essere una cosa sola senza gerarchia, tre aspetti di una sola unità.

Ilaria Riccardi




Pentecoste

Luca negli Atti (Atti 2,1-11) pone teologicamente l’effusione dello Spirito Santo nel giorno in cui gli ebrei festeggiano la consegna da parte di Dio delle tavole della Legge sul Sinai: la Pentecoste, cinquanta giorni dopo la liberazione della schiavitù in Egitto.

I discepoli erano insieme e dal cielo un fragore e un vento impetuoso riempirono la stanza dove si trovarono; lingue come di fuoco si posarono sui presenti. Ricolmi di Spirito Santo iniziarono a parlare in diverse lingue. A ragione, molti commentatori intendono questo evento come il ribaltamento dell’episodio della Torre di Babele (Genesi 11,1-9) dove, al contrario, da un’unica lingua l’umanità iniziò a non comprendersi più per la confusione delle lingue che si generò perché contarono sulla sola propria presunzione. In quel testo gli autori intesero anche provare a spiegare le divisioni che pur nello scopo di raggiungere insieme il cielo, il meglio per la vita del mondo, il genere umano, invece, da allora, si è ritrovato a vivere nelle divisioni perenni e nei conflitti a profusione.

Giovanni nel suo vangelo fa della pneumatologia (il sapere sullo Spirito Santo) un tema diffuso che si compie nella Resurrezione di Gesù, l’ottavo giorno, il giorno della nuova creazione, come dono perenne per gli uomini. Come un soffio leggero, un respiro per il cuore del mondo (Giovanni 20,22).

Dal fragore del vento impetuoso al soffio silenzioso e viceversa, c’è un cammino infinito di estensioni della presenza della vita trinitaria nel mondo e non bastano le immagini dell’universo per rappresentarlo e ne possiamo solo balbettare la presenza per come ne facciamo esperienza.

Da una parte, infatti, ci accorgiamo di una Babele ovunque: in noi stessi nei momenti di confusione in cui navighiamo a vista per le nebbie che circondano le personali incertezze oppure nelle molteplici dinamiche di chiacchiericcio interiore che consumano i nostri giorni tra continue recriminazioni passate e ansie per il futuro. Per non parlare poi della confusione delle lingue nelle nostre relazioni ordinarie dove, non poche volte, ci troviamo in difficoltà per comprendere e/o farci comprendere, talvolta anche in maniera imbarazzante e, spesso,  incredibile, proprio a causa anche di ulteriori commistioni tra difficoltà interiori personali e anche dell’altro interlocutore.

Quanto vorremmo il silenzio o il fragore in quelle situazioni e così invochiamo: manda il tuo Spirito Signore a rinnovare la terra! (Salmo 104,30)

E tu, Signore, vieni e dici: “Pace a voi! Pace a voi!” (Giovanni 20,19). Pace a te, per te, per il tuo mondo interiore. Pace al mondo delle tue relazioni. Eccoti lo Spirito e i suoi doni, perché tu possa trovare pace e possa donare la pace a chi ti sta accanto.

Il dono della pace diventa una missione per noi stessi e per gli altri.

Questa missione, animata dalla forza della Ruach (lo Spirito di Dio) che soffia dove vuole, ci spinge ad uscire dai nostri confini per annunciare la gioia del Risorto. Non è solo un compito, ma un’esigenza vitale: portare il calore del fuoco di Pentecoste, la pienezza della resurrezione in noi, in ogni angolo della terra, trasformando la confusione in comunione e l’isolamento in una fraternità universale aperta a tutti. Oltre l’obbligo della legge, per amore, solo per l’Amore.

Francesco Paolo Monaco




Ascensione

I quaranta giorni tra la Risurrezione e l’Ascensione di Cristo sono presentati nel Nuovo Testamento come un tempo di ulteriore rivelazione, cruciale perché i discepoli potessero comprendere pienamente il mistero pasquale (At 1,3). L’Ascensione è una tappa fondamentale per comprendere la Resurrezione del Maestro: è come se, con l’ascensione di Gesù nel suo corpo glorioso, nella sua contrazione terrena, si aprisse il cammino per la discesa dello Spirito, che chiama gli Apostoli a un’espansione divina del loro cuore nella fede.

Questa dinamica del distacco è teologicamente fondata sul principio di un amore che non si esprime nel possesso o nel ‘trattenere’, come abbiamo contemplato in quella scena bellissima del ‘Noli me tangere’ con Maria Maddalena: non sono ancora salito al Padre (Gv 20,17) dirà, che è proprio quello che stiamo meditando oggi.

Cristo non è più presente in modo fisico e immediato, ma inaugura e conferma un modo nuovo di incontrarlo, orientato al dono e alla missione personale. Questa nuova presenza si traduce in un amore che permette la crescita (il Cristo che ascende) e allo stesso tempo ci insegna a lasciare andare (come gli Apostoli, che non lo trattengono, v. At 1,9).

Questa prospettiva ci proietta nella missione universale della Chiesa: gli Apostoli e tutti i battezzati sono chiamati a portare l’annuncio di questo nuovo modo di amare, “fino ai confini della terra” (At 1,8), realizzando il mandato di far conoscere questo Amore a tutti i popoli (Mt 28,19).

L’azione di Gesù, compiuta secondo la volontà del Padre, è garantita dall’azione dello Spirito Santo. Il suo soffio “dove vuole” (Gv 3,8) è ciò che ci libera da ogni attaccamento, a patto che lo accogliamo come un dono da condividere. Ricordiamoci che nessun amore è davvero libero e liberante se si basa sull’attaccamento.

La promessa della sua presenza “tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,20) ci rassicura che la costruzione del Regno si compie nella nostra storia attraverso l’annuncio e la carità, permettendo a tutte le comunità che lo desiderano di crescere nello Spirito di Gesù.

Non restiamo a fissare le nuvole: lo Spirito si rivela sulla terra nei suoi doni concreti e quotidiani per ciascuno di noi e per tutta la comunità.

È un dono che non si possiede, ma si condivide attraverso i carismi e la carità.

Francesco Paolo Monaco




Meditazione della Celebrazione del Venerdì Santo

Tardi ti ho amato,
bellezza così antica e così nuova,
tardi ti ho amato.

Ti ho amato in ritardo, ad esempio, quando ho estratto la spada come lingua tagliente per ferire gli altri, rifiutando di riporla nel fodero; oppure avrei potuto lasciarla lì, insieme alla tua mano, e così avrei potuto costruire relazioni libere da giudizi fendenti e affrontare con te, meglio, le mie difficoltà con gli altri.

Ti ho amato tardi, anche, quando non ho saputo vedere la nobile bellezza del tuo volto ieratico mentre affermavi di aver sempre parlato in pubblico con chiarezza e lucida ispirazione, senza compromessi, e me la son presa, magari anche giustamente, solo per lo schiaffo vile di una guardia che intendeva punire quella che considerava la tua impertinenza per un suo puro servilismo verso il potere costituito. Sembra quasi che io preferisca all’annuncio dell’avvento del tuo Regno, il risentimento verso la sola messa in discussione dei cosiddetti valori non negoziabili. Il vangelo non è una dottrina, ma un incontro.

Tardi ti ho amato quando, per ben tre volte e in tante innumerevoli occasioni, ho fatto finta di non conoscerti nella mia vita di ogni giorno, nel tuo farti storia vicina e quotidiana. Questo è successo e succede ancora, finché il canto di un gallo, un evento ‘squillante’ della vita, non mi risveglia: quei suoni aprono il mio cuore; mi permettono di osservare gli abissi delle mie paure sì ma, come un’alba, riesco a scorgere il mio cambiamento possibile.

Che dire ancora della tua bellezza, così antica e così nuova, di fronte ai poteri civili e religiosi? Erano così spaventati dalla tua presenza sulle strade della vita vera, che cercavano, in ogni modo, di cancellare la tua coerenza. Volevano caricarti anche i fallimenti delle loro leggi e delle loro regole sterili e, sulle tue spalle, hai preso anche per loro la croce. Anche quei capi, li hai accolti fino in fondo, fino al silenzio più intimo e sincero: hai continuato a dire chi eri, chi sei, l’amore che doni e che la verità dell’uomo e del mondo sei tu. Tra quelle spalle caricate, il tuo cuore si sarebbe squarciato anche per loro.

Tardi ti ho amato quando ho gridato tra la folla anch’io, con egoismo: «meglio il delinquente del profeta»; oppure: «prima noi! poi gli altri»; «crocifiggili quelli, tanto che me ne frega!» … o anche quando ho sussurrato dentro di me, con più egoistica cautela e lamentela: «vengo prima io, poi l’altro». Ho messo in mostra fuori e dentro di me l’individualismo più gretto e povero, forse condizionato da un fare abitudinario o da un pensiero di massa omologato… e tu eri lì, presentato a tutti come la brutta fine dell’umano, condannato, vittima delle divisioni della terra.

Eccolo l’uomo. ‘Ecce Homo’. In te si riflette un’umanità privata della sua dignità, sputata, schiaffeggiata, incoronata con le spine che feriscono più di tutte: l’indifferenza, l’ignavia più subdola, il prendersi gioco dell’altro inutilmente, il farsi giustizia da sé, la sete di potere e di ricchezza, la cattiveria spietata, l’umanità fatta merce… Tu eri in croce, proprio in mezzo a questa umanità crocifissa. Tu sei in croce.

Tardi ti ho amato anche quando, dalla croce, tu hai visto in tua madre anche tutte le madri che oggi perdono i figli nel Mediterraneo e nei deserti delle tratte umane, o in Ucraina come in Palestina, in Iran; o come a Cuba, ad Haiti, in Sud Sudan, in tutte le guerre e le tragedie del mondo. Ho letto in ritardo il labiale silenzioso di tua madre e di tutte le madri davanti al loro figlio in croce, che diceva: «Dov’è ora la tua bellezza, figlio mio? Eppure, ti amo ancora di più ora che sembri perso». E tu, Gesù, con cuore grande, hai affidato tua madre al discepolo che amavi di più. Hai affidato tutte le madri ai discepoli che ami di più — me, ognuno di noi — affinché potessimo accogliere e proteggere oggi tutte queste mamme, almeno un pochino. Ecco tuo Figlio. Ecco i tuoi figli.

Tardi ti ho amato quando hai consegnato di te ogni cosa fino in fondo, tutto te stesso, per infinito ed eterno amore. Hai donato l’Amore stesso come Spirito, come soffio divino, come intimo respiro affinché continuasse a vivere in me e in ciascuno di noi, perché ne sentissi la mancanza come l’aria, svelando di più la tua bellezza così tanto antica, quanto più sempre nuova.

Il corpo deposto, sepolto in una tomba nuova, da lì a poco non ci sarà più, rifiorirà, per sempre, dall’albero della croce come nuovo albero della vita dell’Eden; il tuo profumo si espanderà nel mondo come giardino da rinnovare.

Eppure, ancora, tardo ad amarti, bellezza così antica e così nuova, tardi ti ho amato.
Tu eri dentro di me, ed io fuori, nelle apparenze. E là, fuori e lontano, ti cercavo, e forse ti cerco ancora.

Ma aiutami ad amarti ora, a farmi amare da te, a cercarti dove sei davvero, ora.
Il tuo amore non è mai in ritardo: trovami tu e che io possa farmi trovare.
AMEN.

Francesco Paolo Monaco




Una decade e un traguardo

Comunicazione del Consiglio pastorale per gli Affari economici

 

Evviva, si inaugura!

Il restauro della chiesa di S. Maria della Carità è stato possibile anche grazie alla vostra generosità: abbiamo raggiunto un importante traguardo, ma siamo ancora in cammino e la partecipazione di ciascuna e ciascuno di noi è più che mai fondamentale.

Ripercorriamo brevemente le tappe che ci hanno portato fino a questa festosa riapertura.

Il terremoto del 2012 ha causato danni alle strutture della chiesa della Carità e agli adiacenti locali parrocchiali, che sono stati riparati anche con importanti aiuti di finanze pubbliche ma che hanno comportato un impegno finanziario rilevante per la parrocchia. Il terremoto, inoltre, colpì una chiesa parrocchiale che già da alcuni anni non veniva interessata da manutenzioni su strutture e impianti elettrici, idraulici, di riscaldamento. Impianti datati e non più a norma, per lo più usati dai fanciulli del catechismo e dai nostri ragazzi, che hanno richiesto una gamma estesa e rilevante di interventi di adeguamento e risanamento.

Si decise quindi, dieci anni fa, di sostituire tutti gli impianti obsoleti e danneggiati, ricorrendo anche a finanziamenti bancari – ora estinti – senza ridurre per questo le spese caritative per la Comunità (assistenza ai bisognosi e funzionamento della parrocchia, estate ragazzi, iniziative per i giovani, ecc…).

Una sintesi delle principali voci di questi costi, a cui è stato necessario fare fronte contemporaneamente alle spese ordinarie legate alla vita della comunità parrocchiale, è riportata di seguito:

  • MANUTENZIONE O RIFACIMENTO DI IMPIANTI (elettrici e idrotermosanitari): circa 391.000 €
  • OPERE EDILI: circa 526.000 €
  • ONERI AMMINISTRATIVI E GESTIONALI; CONSULENZE TECNICHE, ALTRI COSTI: circa 72.000 €

Questi costi sono stati pagati dalla parrocchia nel corso del decennio attraverso un primo mutuo, che è stato estinto anche grazie al lascito dei risparmi personali che don Valeriano aveva umilmente e prudentemente messo da parte per provvedere alla sua salute, senza gravare sulla parrocchia.

Ora, dopo le riparazioni e gli interventi precedentemente menzionati, si è deciso di intervenire anche su alcuni ambiti residui, deteriorati dal tempo e dall’uso e non più ben funzionanti (impianto elettrico e audio della chiesa e arredi liturgici) beneficiando della cantierizzazione ancora in corso e dell’ultimo periodo di chiusura della chiesa.

Questi ultimi interventi sono stati programmati prevedendo un’assunzione di oneri integralmente a carico della parrocchia. Ad oggi, il bilancio finale di questa pluriennale attività di ripristino della normalità di funzionamento della parrocchia, si chiude con un impegno bancario per i prossimi quindici anni, necessario per rimborsare un finanziamento di circa 150.000 euro. Come abbiamo sempre fatto in questi anni, non vogliamo che il pagamento di questo nuovo mutuo limiti le attività pastorali e caritative, per cui chiediamo ancora lo sforzo e l’aiuto di tutte e tutti.

Come per il passato, riteniamo di riuscirci con il contributo e la partecipazione di tutta la parrocchia, secondo le disponibilità di ciascuna e ciascuno, per aiutarci a custodire e rendere sempre più accogliente la nostra casa, segno vivo della nostra comunità.

Il Consiglio parrocchiale per gli Affari economi




Intenzioni dei giovani al pellegrinaggio

1. Grazie Signore per la vita che hai donato a noi giovani. Riempi i nostri cuori con la voglia di conoscere Te, con speranza, amore, amicizia, gioia e pace, e accompagnaci nel nostro cammino. Grazie Signore per i nostri genitori e per gli adulti che ci hanno accompagnato e ci accompagnano. Signore ti chiediamo di guidarli, di stargli sempre vicino, di riempire la loro vita di gioia e felicità.

2. Per tutti gli ammalati e i sofferenti, i nostri cari che portiamo nel cuore, affinché riescano a cogliere il seme di speranza che Dio ha seminato dentro ognuno; e per il Papa, affinché, in questo momento difficile, si senta accompagnato per mano da tutta la comunità cristiana.

3. Ti preghiamo Padre che la ricostruzione della nostra chiesa di Santa Maria della Carità sia segno di speranza e motivo di slancio per rigettare le fondamenta della nostra comunità parrocchiale, costruendo legami saldi all’interno dei gruppi e delle associazioni ma soprattutto tra di essi, sfruttando anche occasioni come quella del pellegrinaggio di oggi.

4. Signore, ti preghiamo per noi pellegrini qui da Te riuniti, affinché questo giorno sappia renderci portatori di speranza attraverso il tuo perdono.

 




La preghiera del povero sale fino a Dio (Sir 21,5)

Nell’VIII Giornata mondiale dei Poveri, riportiamo uno stralcio del messaggio di Papa Franceso, che oltre a farci guardare alle dimensioni della povertà nel mondo, contiene anche un sentito ringraziamento per le persone nelle nostre comunità che ci aiutano a tenere viva l’attenzione e attivo il servizio ai poveri, in modo particolare i membri della S. Vincenzo parrocchiale e i collaboratori della Caritas, insieme a tutte le persone che nascostamente servono i poveri senza mai farsi notare. Questo è il grazie di tutti. 

Cari fratelli e sorelle!  

  1. La speranza cristiana abbraccia anche la certezza che la nostra preghiera giunge fino al cospetto di Dio; ma non qualsiasi preghiera: la preghiera del povero! Riflettiamo su questa Parola e “leggiamola” sui volti e nelle storie dei poveri che incontriamo nelle nostre giornate, perché la preghiera diventi via di comunione con loro e di condivisione della loro sofferenza. […]
  1. […] Quante volte viviamo come se fossimo noi i padroni della vita o come se dovessimo conquistarla! La mentalità mondana chiede di diventare qualcuno, di farsi un nome a dispetto di tutto e di tutti, infrangendo regole sociali pur di giungere a conquistare ricchezza. Che triste illusione! La felicità non si acquista calpestando il diritto e la dignità degli altri.

La violenza provocata dalle guerre mostra con evidenza quanta arroganza muove chi si ritiene potente davanti agli uomini, mentre è miserabile agli occhi di Dio. Quanti nuovi poveri produce questa cattiva politica fatta con le armi, quante vittime innocenti! Eppure, non possiamo indietreggiare. I discepoli del Signore sanno che ognuno di questi “piccoli” porta impresso il volto del Figlio di Dio, e ad ognuno deve giungere la nostra solidarietà e il segno della carità cristiana. «Ogni cristiano e ogni comunità sono chiamati ad essere strumenti di Dio per la liberazione e la promozione dei poveri, in modo che essi possano integrarsi pienamente nella società; questo suppone che siamo docili e attenti ad ascoltare il grido del povero e soccorrerlo» (Esort. ap. Evangelii gaudium, 187). […]  

  1. Ai poveri che abitano le nostre città e fanno parte delle nostre comunità dico: non perdete questa certezza! Dio è attento a ognuno di voi e vi è vicino. Non vi dimentica né potrebbe mai farlo. […]
  1. La Giornata Mondiale dei Poveri […] è un’occasione propizia per realizzare iniziative che aiutano concretamente i poveri, e anche per riconoscere e dare sostegno ai tanti volontari che si dedicano con passione ai più bisognosi. Dobbiamo ringraziare il Signore per le persone che si mettono a disposizione per ascoltare e sostenere i più poveri. Sono sacerdoti, persone consacrate, laici e laiche che, con la loro testimonianza, danno voce alla risposta di Dio alla preghiera di quanti si rivolgono a Lui. Il silenzio, dunque, si spezza ogni volta che un fratello nel bisogno viene accolto e abbracciato. I poveri hanno ancora molto da insegnare, perché in una cultura che ha messo al primo posto la ricchezza e spesso sacrifica la dignità delle persone sull’altare dei beni materiali, loro remano contro corrente evidenziando che l’essenziale per la vita è ben altro. […]
  1. In cammino verso l’Anno Santo, esorto ognuno a farsi pellegrino di speranza, ponendo segni tangibili per un futuro migliore. Non dimentichiamo di custodire «i piccoli particolari dell’amore» (Esort. ap. Gaudete et exsultate, 145): fermarsi, avvicinarsi, dare un po’ di attenzione, un sorriso, una carezza, una parola di conforto… Questi gesti non si improvvisano; richiedono, piuttosto, una fedeltà quotidiana, spesso nascosta e silenziosa, ma resa forte dalla preghiera. In questo tempo, in cui il canto di speranza sembra cedere il posto al frastuono delle armi, al grido di tanti innocenti feriti e al silenzio delle innumerevoli vittime delle guerre, rivolgiamo a Dio la nostra invocazione di pace. Siamo poveri di pace e tendiamo le mani per accoglierla come dono prezioso e nello stesso tempo ci impegniamo a ricucirla nel quotidiano.

Papa Francesco 

Roma, San Giovanni in Laterano, 13 giugno 2024 

Memoria di Sant’Antonio da Padova, patrono dei poveri