Proprio te, anche tu!
“Tutti a tavola!” grida chi ha preparato, quando il pasto è pronto. È una frase che abbiamo sentito in famiglia, in occasione di una festa, nei momenti comunitari.
L’invito della Missione popolare è “cerco proprio te.”; con le parole del vangelo di oggi potremmo parafrasarlo: “Tutti a tavola!”. Lo ha detto in modo particolare Gesù, per ciascuno e ciascuna di noi, cercati personalmente, sottolineando due aspetti:
1) TUTTI: che non manchi nessuno! Grazie alla preziosa opera dei missionari, Gesù è andato dappertutto, nelle strade, nelle case, nelle chiese, nei negozi, in ogni crocicchio delle strade: «Tutti quelli che troverete, chiamateli» (Mt 22,9).
Le parole del Vangelo, che sembrano persino esagerate, riflettono questo zelo di Gesù che vuole proprio che non manchi nessuno.
2)A TAVOLA: la meta e l’approdo della missione è una mensa, la tavola eucaristica, che viene presentata come un banchetto di nozze, perché vi si celebra l’amore, l’amore appassionato di Dio per ogni uomo e per ogni donna.
Alla tavola dell’eucaristia domenicale nasce la comunità come una famiglia.
La lettera pastorale dell’arcivescovo Zuppi alla diocesi di Bologna si intitola: “Gesù si mise a tavola con loro”.
Gesù ancora oggi vuole sedersi a tavola con i suoi discepoli e le sue discepole.
Davvero il senso finale della Missione popolare, che possiamo raccogliere dal vangelo di oggi, è quello di scegliere consapevolmente e da protagonista di partecipare all’eucaristia.
La messa domenicale è l’appuntamento irrinunciabile della comunità. La sintesi essenziale della vita cristiana.
In un mondo iper-performante, che richiede tantissimo impegno, dove i tempi di sosta, di silenzio e di preghiera sono risicati, il ritrovarsi al pasto come Chiesa/famiglia diventa come un antidoto ai mali che possono assalirci e – in positivo – il nutrimento indispensabile del nostro spirito.
Nella messa domenicale si costruisce concretamente la Chiesa, a partire dalla nostra comunità.
Sento il dovere quindi di ringraziare i missionari e le missionarie che hanno annunciato abbondantemente la Parola, ci hanno aiutato a risvegliare la fede in Gesù, e hanno dato slancio alla nostra passione per la Chiesa.
Mi rivolgo a voi cari missionari e care missionarie,
grazie per avere scelto di servire il Signore e per avere fatto concretamente della vostra vita un dono alla nostra comunità. La gratuità con cui avete annunciato il Vangelo non resterà senza frutto e senza ricompensa.
Abbiamo goduto della vostra cordialità, abbiamo apprezzato il vostro entusiasmo, abbiamo ammirato la vostra testimonianza.
Siamo stati edificati, in modo particolare, dal vostro autentico slancio missionario: il desiderio di raggiungere tutti, la volontà ferma – come l’obbedienza a un carisma – di rendere vero il principio ispiratore di questa missione: “cerco proprio te.”.
Sono certo che la semina abbondante sarà come quella della parabola (cf. Mc 4,1ss.): qualcosa porterà frutto il 30, il 60, o il 100 per uno. In ogni caso, credo fermamente che nessuna parola del Signore scesa dalla vostra misericordia tornerà al Signore senza avere operato ciò che lui desidera (cf. Is 55,11), e tanto mi basta.
Ma c’è una cosa che mi affascina ancora di più, un particolare che ho rifocalizzato in questi giorni, godendomi la bellezza di non dovere predicare, catechizzare e presiedere, ma solo ascoltare e meditare: dopo la parabola del seminatore, nel Vangelo di Marco c’è la parabola del seme che cresce da solo e quella del granellino di senapa (Mc 4,26-32). In greco c’è una parola bellissima: “spontaneamente” (Mc 4,28). Il seme cresce per una forza che ha dentro e precisamente il più piccolo è destinato a diventare grande. Voglio, perciò, lasciarvi questa certezza: ogni seme che avete gettato per il Regno di Dio ha una forza intrinseca che nessuno potrà contrastare e proprio le cose più piccole saranno destinate a diventare le più grandi, e non importa se riusciremo o no a vedere tutto l’arco dell’opera del Signore.
Mi basta soffermarmi con voi e contemplare questa meraviglia: il mistero del piccolo che ha un ingresso privilegiato nel cuore di Dio.
Ho solo un rimprovero da fare: la prossima volta che dovremo firmare su un foglio di carta… vi prego, facciamolo con le biro, non con i pennarelli! A buon intenditor…
Sappiamo che la missione non finisce mai. Vogliamo continuare ad essere discepoli-missionari e una comunità missionaria. Perciò vi saluto e ancora una volta a nome della comunità vi ringrazio con le parole del nostro amato direttore: “Buona missione a tutti!”.
Parrocchia Samac, Bologna – 9 ottobre 2026