Ascensione
I quaranta giorni tra la Risurrezione e l’Ascensione di Cristo sono presentati nel Nuovo Testamento come un tempo di ulteriore rivelazione, cruciale perché i discepoli potessero comprendere pienamente il mistero pasquale (At 1,3). L’Ascensione è una tappa fondamentale per comprendere la Resurrezione del Maestro: è come se, con l’ascensione di Gesù nel suo corpo glorioso, nella sua contrazione terrena, si aprisse il cammino per la discesa dello Spirito, che chiama gli Apostoli a un’espansione divina del loro cuore nella fede.
Questa dinamica del distacco è teologicamente fondata sul principio di un amore che non si esprime nel possesso o nel ‘trattenere’, come abbiamo contemplato in quella scena bellissima del ‘Noli me tangere’ con Maria Maddalena: non sono ancora salito al Padre (Gv 20,17) dirà, che è proprio quello che stiamo meditando oggi.
Cristo non è più presente in modo fisico e immediato, ma inaugura e conferma un modo nuovo di incontrarlo, orientato al dono e alla missione personale. Questa nuova presenza si traduce in un amore che permette la crescita (il Cristo che ascende) e allo stesso tempo ci insegna a lasciare andare (come gli Apostoli, che non lo trattengono, v. At 1,9).
Questa prospettiva ci proietta nella missione universale della Chiesa: gli Apostoli e tutti i battezzati sono chiamati a portare l’annuncio di questo nuovo modo di amare, “fino ai confini della terra” (At 1,8), realizzando il mandato di far conoscere questo Amore a tutti i popoli (Mt 28,19).
L’azione di Gesù, compiuta secondo la volontà del Padre, è garantita dall’azione dello Spirito Santo. Il suo soffio “dove vuole” (Gv 3,8) è ciò che ci libera da ogni attaccamento, a patto che lo accogliamo come un dono da condividere. Ricordiamoci che nessun amore è davvero libero e liberante se si basa sull’attaccamento.
La promessa della sua presenza “tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,20) ci rassicura che la costruzione del Regno si compie nella nostra storia attraverso l’annuncio e la carità, permettendo a tutte le comunità che lo desiderano di crescere nello Spirito di Gesù.
Non restiamo a fissare le nuvole: lo Spirito si rivela sulla terra nei suoi doni concreti e quotidiani per ciascuno di noi e per tutta la comunità.

È un dono che non si possiede, ma si condivide attraverso i carismi e la carità.
Francesco Paolo Monaco