Due femminicidi e uno evitato tanto tempo fa

Ci sono momenti, in cui bisogna lasciarsi interpellare dalle cose che accadono, e non andare avanti per la propria strada. Bisogna sospendere tutto, cambiare i propri programmi, mettersi in discussione.

Avevo pensato di concludere questo percorso di istruzione sul Sacramento della Riconciliazione parlando dell’assoluzione e del perdono, ma lo farò qualcuna delle prossime domeniche.

Oggi voglio ricordare Ilaria Sula e Sara Campanella,

vittime dell’ennesimo femminicidio ad opera di uomini maschi. Voglio ringraziare le migliaia di donne, ragazze, giovani e adulte, che in questi giorni hanno riempito le piazze per ricordare, per manifestare e per protestare, insieme ai maschi che hanno scelto di farlo con loro.

La sera in cui si è avuta la notizia anche dell’uccisione di Ilaria Sula, ero con il gruppo giovani. Ci sono tantissime ragazze della stessa età delle due vittime: mi sono chiesto cosa proverei se accadesse a una di loro e mi è stato subito chiaro che quel medesimo dolore lancinante mi deve raggiungere, colpire e scandalizzare per ogni vittima di femminicidio e mi deve spingere a fare anch’io la mia parte di maschio, di uomo adulto, di prete, di guida di una comunità, di rappresentante della Chiesa.

Ci sono due macro-coincidenze che mi spingono ad allargare la riflessione.

Questi ennesimi femminicidi sono accaduti mentre si parla di armi, armi, armi… La Nato propone di portare la spesa militare al 3% del PIL… che per l’Italia significano circa 66 miliardi di euro, che corrispondono alla metà di quello che si spende per la sanità pubblica in crisi, la stessa cifra di quanto si spende per temi sociali e famiglia e di più di quanto si spende per l’istruzione.

La violenza è sistemica.

C’è quella del patriarcato (sì, noi uomini maschi ce ne dobbiamo fare una ragione: il patriarcato c’è, c’è ancora purtroppo, è ancora pervasivo) e c’è quella che permea fin dalle prime idee (distorte) la capacità di concepire la società. Bisogna sradicare entrambe, e insieme, altrimenti l’una continuerà ad allungare i suoi tentacoli sull’altra.

Inoltre, questa riflessione la propongo nel giorno in cui il Vangelo ci presenta una scena eloquente su questo orrore del femminicidio, una scena che toglie ogni dubbio su come si schieri il Vangelo, su come si posizioni Gesù e su quale sia il criterio interpretativo di una religione che vuole richiamarsi al suo nome.

Gesù insegna nel luogo più santo di tutti, il Tempio. Mentre lui insegna, degli uomini maschi assetati di sangue, invece che imparare, lo sfidano. Già qui c’è una chiara dichiarazione di intenti del racconto:

capite bene cosa c’è da imparare.

«Gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio»: uomini maschi in posizione di dominio sul corpo di una donna. La “conducono” come se fosse un oggetto. Mi immagino la scena: l’avranno trascinata, convinti di avere ragione, e la “pongono nel mezzo” esposta al ludibrio, certi di essere nel giusto. Forse l’evangelista ci vuol dire anche che con questa donna nel mezzo, tutti i maschi circostanti potevano più facilmente puntarle il dito contro: «Questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio». E l’uomo, il maschio, dov’è? Per lui lo stigma non è previsto?

E non è adulterio questa violenza che loro esercitano su di lei? Non è adulterio la violenza di ogni maschio, contro ogni donna?

Si crea così una scena che dovrebbe ispirarci in maniera assoluta a dire “mai più”.

C’è una donna esposta nel mezzo, un cerchio di maschi che l’accusano, le puntano il dito contro e vogliono morte in nome di Dio (qui oltre all’adulterio c’è la bestemmia).

Il gesto di Gesù, unitamente alla frase che pronuncia, significa: guardate alla violenza che è dentro di voi. Il problema è il vostro adulterio, la vostra violenza e il vostro peccato: voi, gruppo di uomini maschi, in posizione di potere attorno e sopra il corpo di una donna e la sua persona. Questa è la posizione fondamentale per affrontare il problema dei femminicidi di oggi:

educare i maschi, contro la cultura patriarcale.

In più Gesù, puntando il dito per terra, afferma che nemmeno lui ha l’autorità, né mai si vorrebbe prendere il potere di giudicare quella donna e il suo corpo. Bisogna capire bene e con attenzione il dialogo fra lui e la donna: Gesù, infatti, non dice una frase del tipo: “Io ti perdono, va e non peccare più…”, ma prima di tutto chiede: «Nessuno ti ha condannata?». Che vuole dire: decidi tu della tua vita. Solo dopo, quando lei entra nel dialogo, Gesù le conferma che nemmeno lui vuole e può stare in quella posizione, e le indica una via possibile di vita (così va intesa l’esortazione di Gesù).

Mi unisco alle istanze di tutte e tutti coloro che – donne e uomini – vogliono che non ci sia più violenza di un maschio su una donna e di un essere umano su un altro essere umano. E, ascoltando il Vangelo, capisco che per questo impegno possiamo seguire Gesù, ma che siamo solo ai primi timidi e incerti passi rispetto alla grandezza della sua giustizia e della rivoluzione che lui dovrebbe avere portato.

Don Davide