La confessione
INTRODUZIONE
In preparazione al Mercoledì delle Ceneri, ho scritto che l’inizio della Quaresima è l’occasione per rinnovare l’accoglienza del Vangelo e la scelta pratica del bene che ne consegue: Vivere e condividere l’amore di Dio, che sperimentiamo in molti modi.
Anche il significato del Giubileo va in questa direzione: un tempo speciale di ripartenza e di riassestamento di tutto ciò che aveva lasciato tracce o conseguenze negative.
Il Sacramento della Riconciliazione è la grazia che ci è offerta per fare nostre e personalizzare queste due grandi opportunità: il tempo della Quaresima e la celebrazione del Giubileo.
La Confessione è un sacramento difficile,
perché abbiamo iniziato a farlo da piccoli, senza farlo evolvere, e ora ci sta come un vestito stretto, come un abitino da marinaretto di quando eravamo bambini, solo che ora siamo adulti. Ci sembra, poi, di non fare nulla di particolare: non uccidiamo e non rubiamo (per fortuna!), e per il resto… proviamo ad essere dei buoni cittadini! Infine, questa cosa di andare a dire le nostre cose a un prete, che è un uomo come noi… proprio non ci va giù! Giù le mani dalla mia coscienza!
Tuttavia, il Mercoledì delle Ceneri è risuonato potente questo invito: “Vi supplichiamo, in nome di Cristo, lasciatevi riconciliare con Dio!” (2Cor 5,20).
Vi propongo allora in queste domeniche, una piccola rubrica sulla Confessione.
Una proposta per giovani e adulti per rileggere la pratica della Confessione, e sentirla come una cosa preziosa per la nostra vita da cristiani liberi, adulti e consapevoli. Sarà una guida passo passo, a episodi come una serie tv.

TEMPO
Iniziamo dal tempo.
“Da quanto tempo non ti confessi?” era la domanda fatidica del Confessore. E a questo punto iniziavano i sudori, nei nostri pensieri si affollavano auto-accuse, scuse e sensi di colpa: “non mi ricordo nemmeno…” oppure “non lo so proprio”, “guardi, l’ultima volta è stata quando ho fatto la Cresima!”. E poi: “Ma adesso mi chiede tutti i peccati degli ultimi 25 anni?!”.
Ok, stop. Riformattiamo.
Il tempo è lo spazio dilatato in cui il Signore si fa presente nella nostra vita e noi lo possiamo riconoscere.
Il tempo è importante perché è il luogo della visita di Dio, non perché è la scatola dei peccati.
Per prima cosa, quindi, vi propongo di individuare un tempo rispetto a cui volete fare una revisione spirituale di vita e collocare poi (alla fine di tutto) la vostra Confessione. Può essere un tempo cronologico (es. tre settimane o un mese…) oppure un tempo di vita (es. dall’ultimo Natale; dall’ultima volta che ho fatto una bella vacanza con la mia famiglia…).
Il criterio di individuazione è che sia un tempo significativo per la mia condizione attuale (es. se sono malato da tempo, potrebbe essere l’inizio della malattia… se la mia famiglia ha vissuto dei momenti felici, potrebbe essere da quando è iniziato questo tempo lieto… oppure potrebbe essere dall’ultimo traguardo di studio o lavorativo).
Questo sarà il tempo della grazia.
E non vi preoccupate, se non è proprio tutto il tempo dall’ultima Confessione: vedrete che alla fine, il sacramento sarà celebrato bene e completo.
Bene. Hai individuato questo tempo/periodo? Tienilo caro, focalizzalo, richiamalo un po’ alla mente. Per ora ci fermiamo qui e riprendiamo la prossima domenica, non prima, però, di avere concluso con una piccola preghiera, che potrebbe essere questa o con le parole che preferisci:
Mostrami, Signore Gesù, il tempo della mia vita
in cui mi sei stato/a accanto.
Dammi la sapienza di riconoscere la tua presenza
e svelami la grazia con cui mi hai accompagnato.
Amen.
Don Davide