C’era una notte

Le notti di Nicodemo

Nicodemo è citato tre volte nel vangelo di Giovanni. Nella prima incontra Gesù di notte. Le altre due volte è riportato come colui che era andato da Gesù di notte.

Quanto è lunga questa notte o quante notti è questa notte?

In alcuni casi, la notte può essere davvero lunga o vissuta come tale. Ci troviamo davanti a un momento oscuro che sembra non finire mai e mentre sembra albeggiare, tutto appare ripiombare nella cupezza dei giorni più bui. Ci sono poi quelle notti che seppur brevi, ritornano come un appuntamento costante, come a ricordare un prezzo da pagare, una scelta sbagliata che si ripercuote come una vibrazione nell’acqua quieta. Altre volte è solo una notte, una tra le tante ma è quella che ti prende il cuore e te lo fa sobbalzare mentre pensavi che il suo pulsare fosse solo quello ordinario.

Di tutte queste notti in cui nasce una domanda Nicodemo ne è il segno e Gesù diventa la risposta.

Gesù, tra le diverse notti che i vangeli ci presentano, in questo tempo si manifesta in quella in cui la tradizione ci dice che nasce. Rigenera l’umanità e ciascuno di noi: ci tiene svegli al suo amore, come la sentinella attende l’aurora divina, luce che non tramonta.

Anche noi come Nicodemo, ci volgiamo a Cristo portando le nostre notti alla sua tenera culla luminosa, perché possiamo accogliere la Luce.

 

Francesco Paolo Monaco




Un amico prete (Under 20 testo+video)

Qualche anno fa ebbi una breve telefonata con un amico, di sera. Era stato un ragazzino della mia prima parrocchia, era cresciuto, si stava per laureare in Medicina e si trovava in Erasmus a Bruxelles.

Il giorno dopo mi raccontò che quando l’avevo chiamato era in un pub e aveva avvisato che si assentava cinque minuti, per salutare il suo amico prete. Dopo che era ritornato al tavolo, un giovane collega gli disse, testuali parole: “Io non ho mai conosciuto un prete, e tu ne hai pure uno che è tuo amico!”.

In Belgio è così: per molti motivi, anche brutti e tristi, di preti non ce n’è praticamente più.

In questa domenica, in parrocchia facciamo sentire la nostra amicizia a coloro che si stanno preparando a diventare preti. Sono pochi. Per quattro anni nella nostra città non diventerà prete nessuno.

So perfettamente che a molti questa cosa non interessa per nulla, per altri è addirittura meglio.

Ma a me dispiace.

Quando sono diventato prete io, nel 2003, c’erano ancora molti cappellani che stavano con i giovani negli anni più belli della loro crescita. Alcune delle amicizie più preziose che ho sono cresciute così: con dei ragazzi e delle ragazze con cui abbiamo camminato insieme per tanti anni, che adesso sono adulti, sposati, professionisti, con dei figli, in carriera, artisti… e che hanno un amico prete.

Con loro ho fatto di tutto: dal pregare nei posti più incredibili, al ripassare le versioni di latino alle 2 di mattina o cantare a squarciagola nei boschi, fino a giocare a scoutball in un campo con un metro di neve.

Ho pensato allora, semplicemente, di dedicarvi una canzone, per augurarvi di potere incontrare anche voi un amico prete e cantare insieme Hai un amico in me.




“Più grande di tutto è l’amore” (1Cor 13,13)

La liturgia ci viene incontro, nella seconda lettura di questa domenica.

Oggi in diocesi si celebra la Giornata del Seminario. Come ogni vocazione autentica, alla radice di tutto – anche della disponibilità a formarsi per diventare prete – c’è l’Amore e l’intuizione che quella sia la tua strada personale per amare nel modo migliore possibile

In più, ci prepariamo a due settimane molto intense.

Mercoledì 2 febbraio è la Festa della Presentazione al Tempio di Gesù, tradizionalmente conosciuta come la “Candelora” ed è il giorno in cui si prega per i Religiosi. Anche per tutti e tutte loro si tratta di una via particolare per amare personalmente, nella forma che si ritiene più adatta. Nella nostra comunità conosciamo e collaboriamo con tanti religiosi e religiose e preghiamo affettuosamente per ciascuno e ciascuna di loro.

Domenica 6 febbraio, la Chiesa italiana celebra la Giornata per la Vita; venerdì 11 di febbraio, giorno della Madonna di Lourdes, celebreremo l’Unzione degli Infermi nella messa alle ore 16. La cura della vita, in tutti i momenti della sua esistenza e in tutte le fasi, anche quelle della fragilità e della debolezza, è uno degli infiniti modi che abbiamo di esprimere concretamente il sentimento dell’amore.

Infine, la settimana seguente avremo tante iniziative per festeggiare il nostro patrono San Valentino.

Attorno all’ “Amore” – che vale più di ogni cosa – potremo incontrare tanti amici e tante amiche.

Ci aiuteremo ad attingere alla sorgente di questo amore nell’esempio di Gesù, che lo ha vissuto, lo ha insegnato e ha anche trasfigurato la sofferenza e ogni passione, perché ogni nostro tentativo per amare ed essere vivi, trovi nella Pasqua la giusta luce che lo illumini e che lo guidi.

Don Davide




Oggi (Under 20)

Tutta la settimana, pensando a cosa scrivervi, mi è ronzato in testa quell’ “oggi” (Lc 4,21), che Gesù dichiara come un tempo opportuno e prezioso da cogliere, fin dalla prima volta che insegna in sinagoga.

“Oggi” è una parola bellissima.

Lo faccio oggi. Sono felice oggi. Ti amo oggi.

Non aspetto domani.

“Oggi” è la parola che voglio consegnarvi oggi.

Il vostro tempo, la vostra vita, quello che provate, il vostro modo di sentire le cose è prezioso e va valorizzato adesso. Proprio ora, anche se la scuola è difficile. In questo periodo, anche se c’è la pandemia. Non attendete un momento migliore per dare alla vostra vita ciò che di buono e di bello potete darle oggi.

Quando avevo la vostra età ci entusiasmammo per un film che si intitola: “L’attimo fuggente”. Il motto era: “cogli l’attimo che fugge”. Faceva riferimento a un verso celeberrimo di Orazio che chi fa il liceo sicuramente conosce: “Carpe diem, quam minimum credula postero”. Ma la seconda parte non mi piace.

Questo “cogliere l’attimo” non è esattamente quello che intendeva Gesù. In questo c’è come la convinzione che il futuro sia un inganno, che devi prendere tutto subito, per evitare una fregatura.

Invece Gesù ha in mente un tempo pieno, che si dilata. Con l’aiuto di una mia amica professoressa, perciò, oggi correggiamo Orazio e diciamo: “Carpe diem, quam maximum credens postero”.

Vivete l’oggi e abbiate fiducia nel domani.

Don Davide




La Parola di Dio

In questa terza domenica del Tempo Ordinario, siamo stati invitati da Papa Francesco a porre un’attenzione particolare alla Parola di Dio, scritta, letta e proclamata, che rende presente il Signore Gesù, sia nella preghiera personale che – in maniera perfetta – nella liturgia.

La Parola di Dio ci ricorda che la nostra azione pastorale è un seme.

Ma perché cresca il seme, dobbiamo preoccuparci di avere il sacchettino giusto, la riserva appropriata. Dobbiamo prima di tutto sentirla rivolta a noi, la Parola.

Come anche le api che impollinano i fiori, è necessario che la trasportiamo noi. Sappiamo anche che la Parola di Dio ha una sua forza intrinseca, ma noi non possiamo sottrarci alla nostra responsabilità.

Tutta l’efficacia o la tiepidezza pastorale e la ricchezza spirituale o la poca fecondità della Chiesa dipendono dalla misura in cui accogliamo la Parola di Dio in noi.

Si può fare in molti modi e con diverse intensità, dall’ascoltare attentamente la liturgia della Parola e l’omelia e trasformarla in vita vissuta, alla meditazione quotidiana della Bibbia o la preghiera personale attraverso i Salmi e il Vangelo. L’importante è che non manchi.

Ci aiutiamo a custodire la chiarezza di quanto sia preziosa la Parola di Dio con due bei testi, presi uno dalla tradizione ebraica e uno da quella cristiana.

“Volgila e rivolgila perché in essa c’è tutto. Rimirala, invecchia e consumatici sopra. Non te ne allontanare mai, perché non vi è parte per te migliore di essa.” (Mishnà Avòt V,24)

“Non senti il Signore che dice: «Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro»? (Mt 18, 20). E non sarà presente là dove si trova un popolo così numeroso, unito dai vincoli della carità? Mi appoggio forse sulle mie forze? No, perché ho il suo pegno, ho con me la sua parola: questa è il mio bastone, la mia sicurezza, il mio porto tranquillo. Anche se tutto il mondo è sconvolto, ho tra le mani la sua Scrittura, leggo la sua parola. Essa è la mia sicurezza e la mia difesa. Egli dice: «Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo» (Mt 28, 20).” (San Giovanni Crisostomo)

Don Davide




Il meglio (Under 20)

Vi ho sentiti in questi giorni: “Io sono positiva” … “Io sono in quarantena”. So che alcuni di voi hanno passato le vacanze isolati, saltando una sciata o la festa di Capodanno, che alla vostra età è irrinunciabile.

L’anno scorso di questi tempi c’era il coprifuoco (il coprifuoco!), quest’anno vi palleggiate il Covid tra fratellini, compagni di classe, parenti, amici e fidanzati… passandovi il test antigenico come il testimone in una staffetta.

Oggi scrivo per incoraggiarvi.

Voglio dirvi che nella maggioranza dei casi avete reagito alla grande, senza rassegnazione o paura, senza inutili intemperanze, non con rassegnazione, piuttosto con la pazienza del predatore che attende l’agguato. Siete stati bravi e per molti versi ammirevoli.

Se fosse capitato a me a 16 anni, in settimana bianca, avendo la possibilità di sciare coi miei amici o con la ragazza che mi piaceva (eh già, anch’io, prima di entrare in seminario, andavo a morosa… come si dice a Bologna)… e avessi dovuto chiudermi in camera per un cavolo di virus, magari stando benissimo… beh, non so cosa avrei fatto!

È il momento di riconoscervelo.

Sono stato ispirato dal vangelo di questa domenica: c’è una festa di nozze e non serve nessun super green pass, mascherina o distanziamento. E Gesù mostra un’apertura nelle cose che accadono, una breccia che permette di gustare il vino migliore, dopo averne già bevuto di buono. Come a dire: c’è un modo di stare nella vita dove le cose crescono, migliorano e quelle che si fanno dopo sono più belle di quelle di prima.

Quindi non abbiate paura di avere perso delle occasioni. Avrete tempo per fare tutto e l’esperienza che avete fatto vi permetterà di apprezzare un vino ancora più buono.

Mi piace questa idea che le cose belle ci stiano davanti nel corso dell’esistenza, perché voi che siete giovani vi godete la vostra età come la più bella di tutte, ed è entusiasmante che pensiate così.

In ogni caso, a dare retta a Gesù, voi ci guadagnate.

Perché siete giovani e la vita che vi sta davanti è lunga, quindi potrete vivere molte cose belle. Spesso si dice che “il meglio deve ancora venire”, ma sembra che il meglio lo possiate aspettare con le mani in mano, come imbambolati. Mi piace di più questa idea: “il meglio ve lo potete ancora costruire”. Sicuramente, Gesù ha in serbo per voi il vino migliore.

Don Davide




Segni e prodigi

In mezzo a pandemie e pestilenze

Il primo dei segni prodigiosi, che ci permettono di riconoscere il tempo e l’opera di Gesù, ha un punto di attivazione nella responsabilità di umili servi, davvero un gruppo non di grandi protagonisti: “Qualsiasi cosa vi dica, fatela!” (Gv 2,5).

Quei servi possiamo essere noi. Magari non i protagonisti della Storia, ma al centro della storia, determinanti per fare accadere i fatti che contano, quelli indicati da Gesù.

Dal vangelo di questa domenica, raccolgo tre spunti.

“Qualsiasi cosa vi dica…”

È Maria che lo dice e sono le ultime parole che ascoltiamo di lei.

Si tratta dell’indicazione più autorevole che possiamo immaginare. Solo a riguardo di Gesù vale questo principio: “Qualsiasi cosa vi dica…”.

In questi tempi confusi, mi sembra che manchi nella vita dei cristiani questa chiarezza: la parola autorevole è quella di Gesù.

Insieme ad essa dobbiamo fare discernimento. Perciò, dovremmo dedicarci di più e più concretamente all’ascolto della parola di Gesù, alla sua assimilazione e a seguire le indicazioni dove ci porta. Ho invece impressione che siamo disorientati, perché se fossimo i servi di Cana, probabilmente andremmo in cantina a vedere se abbiamo qualche avanzo di un vinaccio qualunque per rimediare.

“Fatela!”

Necessita una grande fiducia mettere in atto questo comando perentorio di Maria. Tuttavia, è come ribadire il concetto: se è lui, Gesù, che ti parla, puoi avere fiducia, puoi farlo concretamente.

Come si fa ad avere fiducia? Avendo il desiderio di allargare il cuore all’esperienza del mondo, nella quale Gesù vuole introdurci.

Ci sono così tante cose belle da fare, così tanto da amare: si tratta di educare la nostra sensibilità a riconoscerlo quando questo “tanto” ci viene incontro.

“Tu hai tenuto…”

Questa frase la dice il maestro di tavola allo sposo, ma in realtà è rivolta a Gesù.

C’è qualcosa in serbo per noi. Che cosa?

Ci addentriamo nel percorso dell’anno, aggrappati alle indicazioni di Gesù, con il desiderio di scoprirlo e con la fiducia di rimanerne sorpresi e meravigliati.

Don Davide




Un Maestro e gli apprendisti (Under 20)

Spero che le feste di Natale e le vostre vacanze siano andate bene, ma anche se sono state difficili, confido che vi abbiano portato un tesoro di esperienza e che vi abbiano fatto crescere per diventare le persone che volete essere.

Riprendiamo questo appuntamento con la voce dei profeti che consolano e incoraggiano.

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha detto parole bellissime per voi.

Per il messaggio di fine anno, che era anche un lascito alla conclusione del suo mandato, è stato come il Maestro Yoda con Luke Skywalker, come Gandalf con Frodo, come Silente con Harry Potter.

Vi riporto per intero la parte che vi ha dedicato.

Sono stupende. Vale proprio dedicare un minuto per avere l’opportunità di leggerle.

“Pensando al futuro della nostra società, mi torna alla mente lo sguardo di tanti giovani che ho incontrato in questi anni. Giovani che si impegnano nel volontariato, giovani che si distinguono negli studi, giovani che amano il proprio lavoro, giovani che – come è necessario – si impegnano nella vita delle istituzioni, giovani che vogliono apprendere e conoscere, giovani che emergono nello sport, giovani che hanno patito a causa di condizioni difficili e che risalgono la china imboccando una strada nuova.

I giovani sono portatori della loro originalità, della loro libertà. Sono diversi da chi li ha preceduti. E chiedono che il testimone non venga negato alle loro mani.

Alle nuove generazioni sento di dover dire: non fermatevi, non scoraggiatevi, prendetevi il vostro futuro perché soltanto così lo donerete alla società.”




Camminare in campo aperto

C’è una forte consolazione insita nel fatto di iniziare un cammino con la sensazione di potere percorrere un campo aperto o un bel sentiero di montagna.

Non si sa mai cosa riserva il futuro, ma c’è un modo minaccioso o un modo fiducioso di percepirlo.

Oggi lo guardiamo pieni di speranza.

Lo facciamo perché veniamo dalla celebrazione della presenza di Gesù in mezzo a noi.

Lo facciamo perché non guardiamo a un futuro vago, indefinito e lontano: nel momento in cui muoviamo con gratitudine e coraggio il primo piccolo passo, quel futuro è già il presente che viviamo, è il dono concreto che ci viene consegnato.

Giovanni Battista parla di un battesimo più decisivo, che ci immergerà nel fuoco d’amore dello Spirito Santo. (Lc 3,16). Gesù dirà: “Vedrai cose più grandi di queste!” (Gv 1,50).

Tutto dipende dal riscoprire con un orgoglio buono il nostro Battesimo: siamo figli e figlie di Dio, ci è stato fatto il dono della conoscenza di Gesù e, ad un certo punto nella nostra vita, abbiamo scelto la nostra vita cristiana.

Si apre un periodo nuovo e allo stesso tempo sobrio per la vita della nostra parrocchia: siamo chiamati a dare un’entusiasmante testimonianza ai giovani, perché anche loro possano apprezzare l’incontro con Gesù e a cercare di vivere la fede in condivisione con tutti.

C’è una comunità cristiana da edificare.

Tutti abbiamo la responsabilità di farlo, tutti con il proprio dono e il proprio compito.