Ascoltatelo

Nell’anno della Parola, accogliamo il racconto della trasfigurazione concentrandoci su un passaggio particolare.

L’esperienza che i discepoli stanno vivendo è bellissima: Gesù li ha presi con sé, sono in un momento di raccoglimento con lui e lui, come regalo inaspettato, rivela loro la bellezza divina.

Pietro allora “prende la parola”. Fa proprio come facciamo noi quando ci sentiamo in dovere di dire qualche cosa.

A quel punto, il racconto specifica che “mentre ancora stava parlando” una voce lo interrompe, gli va letteralmente “sopra” e dice che non bisogna parlare, ma ascoltare: “Ascoltatelo!”

Ascoltare Gesù, permette di riconoscere la bellezza divina e porta dentro all’esperienza dell’amore di Dio.

Quando pensiamo di prendere la parola, o di doverlo fare per forza, dobbiamo fermarci un momento e chiederci: possiamo ascoltare un po’ di più? Cosa c’è ancora da sentire e da capire?

Inoltre, possiamo fare due piccoli esercizi spirituali e rispondere a queste due domande:

  1. dove vedo la bellezza divina?
  2. Che cosa mi racconta dell’amore di Dio per me?

Non sono domande teoriche o astratte.

A partire da qui, saremo capaci di fare alcuni esercizi di trasfigurazione particolarmente attuali:

  1. Il modo in cui ascoltiamo e pronunciamo le parole. Anche papa Leone all’inizio della Quaresima ha suggerito di farci attenzione.
  2. La comprensione della giustizia, ossia approfondire il referendum a cui siamo chiamati, per esprimere un voto documentato e consapevole.
  3. L’interpretazione delle dinamiche internazionali, per essere costruttori di pace.
  4. Il nostro impegno nel lavoro, per farne un servizio per il prossimo.

Raccolti in una speciale intimità con Gesù, sul monte, ci troviamo così in mezzo alle folle, nelle città.

L’amore di Dio illumina la nostra vita nel mondo.

Don Davide




L’efficacia della fede

Questa domenica ci porta a riflettere sull’efficacia della testimonianza cristiana. 

È un’efficacia che non si misura con i criteri del mondo, con i click su YouTube o i like sui social. Nondimeno è un’efficacia reale, che ambisce a persuadere, a dare sapore e luce. 

Il profeta Isaia è sempre attualissimo, proprio per questo la sua interpretazione chiede di decifrare il contemporaneo. Qual è l’atteggiamento religioso più coerente con il mistero di Dio? Io oggi tradurrei: rifiutare la logica del potere, cercare l’autenticità della propria fede, rivendicare che i cristiani non hanno nemici, soccorrere la solitudine, educare i sentimenti e la vita emotiva. 

Non è tutto, ma è tanto. Uno potrebbe chiedersi: e dov’è l’evangelizzazione, la catechesi, la morale? Non è che queste cose siano escluse… ma il profeta indica gli atteggiamenti attraverso cui una vera esperienza di Dio si manifesta. 

D’altra parte, l’apostolo Paolo ci ricorda come lo stile dell’evangelizzazione non sia quello del mondo. Non si fa solo con i migliori contenuti social o con le più raffinate tecniche di coinvolgimento. 

L’evangelizzazione si fa mostrando concretamente l’amore del Dio crocifisso e l’opera dello Spirito che agisce nelle vite di tutti, senza dimenticare nessuno. 

C’è luce che deve splendere e sale che deve dare sapore. 

La sapienza cristiana ha i mezzi per raccontare che si può vivere in maniera luminosa e non opaca, e che la vita può essere buona e saporita, non insipida. 

Sta a noi tirare fuori questo tesoro. 

Penso realmente che dovremmo individuare i punti deboli della nostra epoca, le ferite, forse anche gli errori, ma senza giudicarli, piuttosto invece cercando di mostrare come le cose potrebbero essere più belle e migliori. Come si possono rafforzare i punti deboli? Come ci possiamo prendere cura delle ferite, come novelli buoni samaritani? Come ci si può risollevare dagli errori, e non commetterne più? Qual è la “bella notizia” che si potrebbe raccontare? 

Lì forse torneremmo a vedere all’opera, non senza sorpresa, la potenza di Dio. 

Don Davide




La luce della Parola

La luce che rischiara le tenebre è sempre a nostra disposizione, perché noi abbiamo tra le mani la Parola di Dio.

Non è un fatto da dare per scontato, perché per un lungo tempo della vita della chiesa la Sacra Scrittura non era così facilmente accessibile ai fedeli. Dal Concilio Vaticano II in poi, invece, la possibilità che la guida della Parola di Dio accompagni la vita spirituale dei cristiani e una notevole sapienza acquisita in questa dimensione sono stati i cambiamenti più significativi che hanno rinnovato l’esperienza ecclesiale.

La Parola di Dio scritta e letta personalmente o nell’assemblea, ma sempre nella comunione ecclesiale, colma la distanza tra noi e Gesù e ci permette di ascoltare la sua voce e quella del Padre, che sono come un accordo intonato e perfettamente armonico.

La luce della Parola è in grado di rischiarare una geopolitica che sembra sguazzare nelle tenebre, se solo qualcuno ascoltasse il messaggio di liberazione e l’opzione in favore degli oppressi che ne deriva. Si capirebbe che la voce di Dio risuona come salvezza per chi cerca la giustizia, non per chi sceglie sfacciatamente di avere più potere, più privilegi e più opportunità a scapito degli altri.

La luce della Parola ci aiuta a penetrare il mistero della croce di Cristo, mistero incomprensibile a chi lo guarda da fuori, dicendo solo “scendi dalla croce”, ma che si apre a chi cerca di sintonizzarsi realmente con il cuore aperto, ferito e squarciato di Gesù.

La luce della Parola rischiara l’intimo del nostro spirito e della nostra anima, dà chiarezza alle domande profonde che ci abitano, ci fa avere speranza, ci fa desiderare di amare un po’ meglio e ci insegna a farlo.

Infine, ed è la cosa più bella di tutti, la luce della Parola è in realtà un suono dolce e soave: è il suono della voce stessa di Gesù che ci interpella personalmente, che invita proprio noi a costruire un’impresa spirituale con lui, che vuole farci splendere come siamo chiamati a fare.

L’invito di Gesù “vieni!” è la sintesi di tutto il rapporto con la sua parola.

In questa Domenica “della Parola”, perciò, possiamo pregare così:

Fammi sentire la tua voce, Signore Gesù:
la tua parola rivolta a me, la tua chiamata personale
che dà fiducia alla mia vita e la mette in moto.
Con l’animo meravigliato ti risponderò:
“Proprio io Signore?” e tu,
amorevole, mi confermerai: “Vieni.”

Don Davide




Il servizio e la luce

Mentre il mondo pare in balia di una manica di prepotenti, che costringono persino a immaginare come opportuno il riarmo per difendersi, o che obbligano a proteggersi con la forza, a causa dell’abuso smisurato e totalitario del potere, noi – discepoli di Gesù – ci rimettiamo umilmente al seguito del maestro che sa indicare cieli nuovi e terra nuova.

C’è davvero bisogno di lasciarsi condurre da colui che dice: “Ecco io faccio nuove tutte le cose” (Ap 21,5), perché quelle che vediamo sono soltanto vecchie.

Il profeta Isaia propone l’immagine del servizio.

Già questa, infatti, è un’indicazione altamente profetica: chi vuole davvero mettersi al servizio? Sento anche in me una radicata resistenza a servire, semplicemente. Compaiono immediatamente nel mio cuore le rivendicazioni, il bisogno di soddisfazioni, la stanchezza. Inoltre noto che “servizio” è una terminologia abusata: ogni autorità parla di sé come “servizio”, mascherando con questa parola l’intenzione di comandare e l’ambizione di non avere limiti al proprio potere.

Ma Dio, che è sempre oltre le nostre prospettive, per mezzo del profeta afferma che è ancora troppo poco indicare il servizio come via per la salvezza.

Bisogna che il servizio diventi effettivamente luce:

che splenda la bellezza del servizio e la chiarezza che è l’unica vera possibilità di invertire il corso autodistruttivo degli eventi fatti dagli uomini.

Che il servizio diventi luce, dunque!

La prospettiva più luminosa dell’esistenza, l’unico modo di concepire la fraternità e la sorellanza, la via per vivere la comunità, la strada maestra e felice per vivere le relazioni d’amore, il custode dell’amicizia.

Per realizzare questo, Giovanni Battista – profeta talmente visionario da essere estraneo in questo mondo – parla dell’immersione nello Spirito Santo, che avviene seguendo la vita di Gesù. Per capire il servizio e fare sì che diventi luce, bisogna fare un bagno nello Spirito Santo: lo Spirito deve avvolgerci sopra e sotto e di lato, deve lavarci e impregnarci, rigenerarci e tonificarci.

Lo Spirito Santo non agisce in maniera astratta e misteriosa:

è la manifestazione e il frutto dell’incontro con il Signore risorto, quindi è tanto più vero ed efficace in noi, quanto più noi viviamo la compagnia di Gesù, lasciamo che le sue parole plasmino i nostri pensieri, ci conformiamo a lui nell’amore e nell’abnegazione.

Ricominciamo il tema ordinario della liturgia, che ci guida proprio in questo cammino: passo dopo passo a seguire Gesù, imparare di nuovo tutto da lui, per essere immersi e rinnovati nello Spirito Santo e fare innamorare tutti della possibilità di mettere la propria vita in un vero e luminoso servizio.

Don Davide




Figlio

Noi esseri umani quando iniziamo a parlare diciamo “mamma” e “papà”: Dio invece dice “Figlio”.

La prima parola che Dio ha pronunciato è stata “Figlio” e in lui, nel suo Figlio, anche noi siamo stati tutti compresi.

La voce di Dio è stata un’esplosione di luce e di amore: il vero e proprio Big-bang dell’esperienza spirituale.

Come l’universo, quel manto di amore che ci avvolge si dilata, si estende e continua a coprirci tutti.

Nel vagito di Gesù bambino riascoltiamo quel suono originario e siamo riportati lì, in quell’istante remoto ma vicinissimo, in cui Dio ci ha pensati per la prima volta, voluti e desiderati.

Per un istante, sentiamo che il tempo si può fermare: siamo rassicurati dall’amore di Dio.

Certi che la luce divina vince il buio del mondo, da questa mangiatoia ripartiamo in forze e sereni per i nostri impegni e il nostro cammino.

Don Davide




Parole di luce

Le parole di Gesù ci elevano. Sono la bellezza che prima non c’era, una bibita fresca nell’arsura del deserto. Se attorno lo scenario è brutto, meschino e violento, tu non temere – esorta Gesù – continua a guardare la luce del Sole e lascia scorrere attraverso di te l’amore:

l’amore che tutto irradia e conquista.

Applicati metodicamente a mettere in pratica quello che ricordi delle parole del Vangelo, il modo in cui le capisci, quello che ti richiamano e ti ispirano.

Anche se tutto intorno a te rema contro, ad un certo punto invertirai la corrente.

Ti chiederai come sia potuto accadere e capirai di avere attinto alla potenza stessa di Dio.

È lui il re, e inesorabilmente allarga la sua legge in tutto il regno.

Queste parole di Gesù sono l’unica guida possibile per il credente nel mondo contemporaneo.

L’unica firma che può testimoniare la differenza cristiana.

Può sembrare forse un piccolo seme, ma il suo frutto è tantissimo. Quando viene versato nel grembiule, la sua misura è scossa, pigiata, colma e traboccante.

Misurare, infatti, significa usare un criterio, un campione di riferimento. Se il tuo criterio fosse la grettezza, tutto ricondurresti a quello. Ma se il tuo campione di riferimento è l’amore, il servizio, la gentilezza e la pace, tutto sarà modellato sul dono del bene.

Don Davide




Speranza

Al centro dell’esistenza cristiana

La festa dei Santi e il ricordo dei defunti ci portano a fissare lo sguardo su ciò che è più essenziale e distintivo della vita di discepoli di Gesù: la speranza cristiana.

La speranza non è ottimismo o autoconvincimento. La speranza cristiana è un rapporto con la realtà, fondato sulla consapevolezza che il tempo presente è sempre caratterizzato da difficoltà e affanni, che possiamo affrontare mantenendo la serenità sapendo che c’è un traguardo di pace.

Speriamo per abitare il mondo con una luce.

Nella speranza il nemico più radicale di tutti è la morte. La morte ci fa paura per due motivi: per la sofferenza che spesso la precede, per l’idea che finisca tutto.

Non ci sono risposte persuasive a queste paure, se non la maturazione interiore che può avvenire in ciascuno di noi.

La prima di queste paure si affronta con la compagnia, la vicinanza, la possibilità di non essere soli. Dobbiamo quindi, a nostra volta, fare il possibile perché nessuno soffra da solo e che tutti possano affrontare il passaggio con qualcuno che tenga loro la mano.

La seconda di queste paure si affronta fondandosi sulla speranza. Prima di noi c’è stata vita, segnata da affetti che riconosciamo come i nostri avi, dopo di noi ci sarà vita, segnata da quegli affetti con cui abbiamo costruito relazioni famigliari e di amicizia.

La vita ci precede e ci supera.

Ogni tanto penso alla mia bisnonna e al mio nonno paterno, che non ho conosciuto, ma che sento come persone di famiglia, non estranei. In altre occasioni immagino come guarderebbero le cose che accadono, quelle che faccio, le persone più care che ho dovuto già salutare e mi rassereno, certo che sono rincuorati dal vedere che la vita di coloro che hanno amato va avanti.

Infine, c’è un altro particolare. Santi e beati insieme con le persone care defunte vivono l’incontro con Gesù, nella sua forma più vera e definitiva.

Ho scommesso tutta la mia vita su questo incontro,

che vivo quotidianamente nello Spirito del Risorto, ma che attendo in tutta la sua pienezza. Non posso che rallegrarmi nel saperli in questa felice compagnia.

Don Davide




Tre ore di buio

Tre ore di buio su tutta la terra, nella parte più luminosa del giorno, subito dopo l’inizio della primavera, quando la luce, di solito, è più carica di promesse.

In queste tre ore di buio Gesù è esanime.

Le sue ultime forze si consumano dopo lo sforzo di ogni respiro. È una prova durissima, in cui il dolore lo spinge a sperimentare persino il dubbio dell’abbandono di Dio. Ma quel grido, Gesù lo sapeva bene, è anche un atto di affidamento: il salmo inizia con quelle parole e finisce con la fiducia nella vita donata da Dio.

In queste tre ore di buio c’è la nostra vita,

quando accogliamo Gesù con entusiasmo di fronte a illusioni di regale potere, e poi andiamo in stato confusionale quando prospetta l’amore nel tradimento, il perdono per la comunione, la pace nella violenza, la verità di fronte alla menzogna, il rifiuto dei troni per diventare il re dei consumati.

In queste tre ore di buio c’è anche la storia del mondo,

quando si perseguono consapevolmente pensieri e azioni malvagi, quando la religione si esprime con accusa e condanna, quando l’autorità diventa ipocrita, quando ci si scaglia contro i poveri e i sofferenti, quando i soldati abusano della forza, quando – infine – non si riesce nemmeno a vedere la sofferenza di un uomo, una persona.

In tenebre spaventose e sospette, si irradia invece un atto d’amore di consegna e di abbandono a Dio, talmente lucente da indurre la prima fede proprio in un soldato, uno lontano, uno di quelli che prima si erano divertiti a perseguitare Gesù, a giocare con le sue vesti e a schernirlo.

Non c’è oscurità, dunque, che possa opporsi a questa luce dimessa, silenziosa, gentile e vera,

che Gesù ha acceso nella parte più nascosta del buio, dove le tenebre di solito inghiottono il chiarore, invece questa volta vengono soffocate.

Entriamo nella Grande Settimana, la Settimana Santa, muovendo i passi dentro queste ombre, nostre e del mondo, per imparare da Gesù, che lava i piedi perché la comunità non sia distrutta dalla prova, e che si offre perché davanti alla croce lasciamo che il suo mistero inafferrabile tocchi qualcosa del nostro cuore, quello di cui abbiamo bisogno, quello che il Signore sa.

In questo percorso, non impaurito, ma fiducioso e sereno, una piccola luce ci guida:

la luce di una candelina con un paravento.

Ci spingeremo fino a metà della notte, per prenderla in mano e scoprire che tutto si riaccenderà.

È per me, insieme con quelli che considero nemici e lontani, per i miei fratelli e sorelle, per la mia comunità, la mia chiesa e il mio mondo, che Gesù ha posto una piccola luce nel buio.

La Luce della Vita sta per illuminare tutto.

Don Davide




Credo il Natale

Credo che il Natale è la nascita di Gesù, il Figlio di Dio, il salvatore del mondo.

Credo che il Natale vada celebrato con la Chiesa e nella propria comunità. Credo che in questi rapporti, ci sia uno spazio speciale per le famiglie.

Credo il Dio di Gesù Cristo, che abbiamo conosciuto dentro la storia del popolo di Israele, come testimoniano le bellissime profezie di Isaia e di Michea che ascoltiamo in questi giorni. Soprattutto quella di Isaia 2, che vede il giorno in cui si smonteranno i missili e si costruiranno scuole.

Credo che il presepe è un dono che soltanto l’intuizione di uno come Francesco d’Assisi poteva lasciarci. È ancora più bello non solo quando puoi ammirarlo da fuori, o guardarci dentro, ma quando puoi guardare “da dentro” come in quello della nostra parrocchia.

Credo sia bello pure l’albero di Natale, soprattutto quando è fatto con i bambini. E – a proposito – credo ci rendano più lieti anche le lucine e gli addobbi, e tutti i segni di festa che ci sono, perché noi che lo viviamo spiritualmente sappiamo che alla fine il Natale coinvolge tutti. Mi colpisce quando si sentono nei locali le canzoni che parlano di Gesù bambino. E non possono essere ridotte solo a una favoletta, quando senti i cantanti più famosi del mondo che interpretano Silent Night e gridano: “Christ the Saviour is born!”.

Nessuno potrà farci dimenticare il Natale sacro, a meno che non lo lasciamo andare noi stessi.

Tuttavia è necessario che a Natale i negozi e le attività commerciali chiudano, e gli sport si fermino. Magari già dal pomeriggio della Vigilia.

Comunque una gara c’è e ci dev’essere: è quella della solidarietà e sì – certo – credo che siano meglio i panettoni e i pandori solidali, e anche le Stelle di Natale. Credo, però, che la vera solidarietà sia rivolta ad ogni sofferenza del mondo.

Credo che sia vero che a Natale possiamo essere tutti più buoni. Non è automatico, ma la liturgia dice:

“È apparsa la grazia di Dio, che ci insegna a rinnegare l’empietà e i desideri mondani” (Tt 2,11-12).

Credo che solo curando la vita spirituale si possa avere una luce, vedere il cielo aperto e ascoltare gli angeli, ossia Dio che ti guida.

Vedo, infine, in questa notte santa, una donna, un uomo, un bambino e una platea di persone di tutti i generi attorno. Credo che gli uomini non “devono” fare la guerra e che, fin da quella scena, dovesse essere fuori di dubbio e messa in pratica in ogni aspetto la perfetta uguaglianza in dignità e diritti delle donne, nelle loro differenze. Credo che i bambini debbano essere coperti da un magico scudo di paglia, talmente leggero da non sentirlo ma inscalfibile come l’armatura di un mandaloriano, e che chi vorrebbe violarli si scontri con le corna di un toro e il calcio di un asino.

Credo che tutti, proprio ogni persona sia invitata a celebrare Gesù, il Cristo, e che non ci sia anima sulla Terra che non sia sorella di Gesù e Figlia di Dio. È un legame di sangue che si può rifiutare, ma da quella notte la Luce splende e chi vuole l’accoglie.

Don Davide




C’era una notte

Le notti di Nicodemo

Nicodemo è citato tre volte nel vangelo di Giovanni. Nella prima incontra Gesù di notte. Le altre due volte è riportato come colui che era andato da Gesù di notte.

Quanto è lunga questa notte o quante notti è questa notte?

In alcuni casi, la notte può essere davvero lunga o vissuta come tale. Ci troviamo davanti a un momento oscuro che sembra non finire mai e mentre sembra albeggiare, tutto appare ripiombare nella cupezza dei giorni più bui. Ci sono poi quelle notti che seppur brevi, ritornano come un appuntamento costante, come a ricordare un prezzo da pagare, una scelta sbagliata che si ripercuote come una vibrazione nell’acqua quieta. Altre volte è solo una notte, una tra le tante ma è quella che ti prende il cuore e te lo fa sobbalzare mentre pensavi che il suo pulsare fosse solo quello ordinario.

Di tutte queste notti in cui nasce una domanda Nicodemo ne è il segno e Gesù diventa la risposta.

Gesù, tra le diverse notti che i vangeli ci presentano, in questo tempo si manifesta in quella in cui la tradizione ci dice che nasce. Rigenera l’umanità e ciascuno di noi: ci tiene svegli al suo amore, come la sentinella attende l’aurora divina, luce che non tramonta.

Anche noi come Nicodemo, ci volgiamo a Cristo portando le nostre notti alla sua tenera culla luminosa, perché possiamo accogliere la Luce.

 

Francesco Paolo Monaco