Chef della pastorale
“Com’è quella persona?”
“Non sa di niente.”
Possiamo comprendere le parole di Gesù nel vangelo, aggiornandole con questa espressione comune.
Quando viene pronunciato, è un giudizio severissimo e brutto: “Non sa di niente.”
Non ha nessun sapore, non è interessante per nulla.
Abbiamo tutti in mente l’atroce severità tra il serio e lo scherzoso di un Barbieri, di un Canavacciuolo o di un Cracco nella celebre trasmissione Masterchef.
Gesù usa la forza di un paradosso: il sale è un cristallo, non perde il sapore.
L’immagine, probabilmente, è legata alla polvere di sale che rimaneva sul selciato quando la gente andava a prendere il sale da grossi blocchi che venivano lasciati nelle piazze. Quello che si sbriciolava rimaneva inutilizzato e veniva calpestato.

Mentre i concorrenti di Masterchef ce la mettono tutta per non fare brutta figura e per non ricevere una tremenda ramanzina dagli chef, mi sembra che non ci sia altrettanto la preoccupazione di essere persone che hanno una ricchezza interiore, non certo costruendosela in modo artificiale – come degli pseudo intellettuali opinionisti tuttologi – e non certo per ostentarla, ma per dare tutte le dimensioni necessarie alla propria vita: la profondità e la leggerezza, le emozioni, i sentimenti, la saldezza psicologica, l’intelligenza, la conoscenza almeno indispensabile per orientarsi nel mondo, una cura ragionevole del proprio corpo, per non trascurare il dono di questo tempio che ci è stato dato.
Quando i grandi protagonisti delle opere letterarie, teatrali o cinematografiche sono riusciti, si dice che sono personaggi a tutto tondo, che hanno uno spessore.
Gesù ci offre un invito per essere persone così, che hanno sapore,
che hanno acquisito una sapienza del vivere e che per questo possono portare un po’ di luce al mondo laddove si trovano e – proprio facendo così, proprio agendo sul e in questo nostro mondo – essere efficaci testimoni del Padre.
Ci addentriamo in un periodo particolarmente importante per la nostra parrocchia e avremo almeno cinque occasioni, cinque contrassegni di stile, per provare a mettere in pratica l’invito di Gesù.
In ordine, la “Giornata per la Vita” della Chiesa italiana, il rapporto con l’arte, attraverso la mostra presente in S. Valentino (fino al 5 febbraio), la “Giornata mondiale del Malato” della Chiesa universale, l’ordinazione di Francesco Paolo Monaco, che ci ha permesso di riflettere a lungo sul servizio come parola chiave di una comunità cristiana, infine, le celebrazioni di S. Valentino, per dare spessore e bellezza anche a una delle esperienza più belle – e per questo più svilite – dell’esistenza: l’amore.
In tutte queste cose, chiediamo la grazia di Gesù e dei santi nostri patroni, affinché chi si accosterà alla nostra comunità cristiana possa trovare del cibo buono, gustoso, saporito e preparato con cura.
Don Davide


Ma perché cresca il seme, dobbiamo preoccuparci di avere il sacchettino giusto, la riserva appropriata. Dobbiamo prima di tutto sentirla rivolta a noi, la Parola.
Si dirà di Sion: “L’uno e l’altro è nato in essa e l’Altissimo la tiene salda.”.
“Tranquilli! – siamo tentati di dire noi, come i discepoli – Ecco è passato! È questo il tempo in cui il Signore ricostituirà il suo regno!”. Il suo regno, che in realtà è il nostro regno, il nostro modo di pensare, sono le sicurezze dei discepoli.
All’inizio di questo anno pastorale, dunque, siamo ammoniti di non sciupare i beni del ricco Signore che è Dio. Essi sono la vita delle persone, le storie di ogni uomo e ogni donna che a lui sono cari, le lotte per il bene, i cammini di conversione, gli sforzi di amare nonostante tutto. Dio non tollera la nostra superficialità pastorale, lo sperpero delle risorse umane e spirituali, la banalizzazione del nostro impegno e la sprovvedutezza delle scelte.
Gesù sa che a lui e ai discepoli spetta un lungo cammino per poter sperimentare la Pasqua, perciò – attratto dall’amore del Padre – sale sul monte, per essere il più possibile in sintonia con lui. La trasfigurazione è un regalo di Dio, un anticipo della resurrezione offerto ai discepoli, perché siano istruiti su quale sia il traguardo e si sentano incoraggiati nella fede.