Shekinà
È un vero peccato che nei mesi che hanno portato al completamento dei lavori e mentre ci avviamo alla conclusione di Shekinà, il governo di Israele abbia deciso di deturpare la memoria della ricchissima tradizione spirituale del popolo ebraico, con scelte geopolitiche folli, violente, illegali e deliberate, che creano immani sofferenze a persone inermi e innocenti.
Lo affermo perché Shekinà – come ormai sappiamo – è un termine di quella ricchissima tradizione spirituale nella sua veste migliore, che esprime tutto il contrario di quello che sta accadendo nella Striscia di Gaza, ossia indica il fare spazio di Dio all’altro, al diverso da lui, infinitamente meno potente di lui, perché Dio vuole stare insieme alla Creazione, al mondo, nella via della piccolezza e della comunione.
Shekinà assume così anche un senso di reazione all’impotenza,
e si unisce a tutte quelle grandi e piccole iniziative che ci spingono a non rassegnarci all’orrore e ad alzarci in piedi e fare qualcosa, qualsiasi piccola ma potentissima cosa per costruire la pace.
Il piccolo grande gesto di una chiesa che riapre,
per essere un luogo di amicizia, di incontro e di pace, dopo gli anni della nostalgia e della chiusura, laddove i potenti invece dividono e distruggono, è un atto profetico in questo orizzonte.
Ce lo siamo ripetuti tante volte, in questi giorni: non solo la gioia di una comunità cristiana per il proprio spazio celebrativo; ma
una festa di tutti, per un simbolo molto più potente di noi – la chiesa restaurata –
che unisce bellezza, arte, spiritualità, meraviglia, fede, passione, creatività, carità, accoglienza, amicizia, testimonianza e sollecitudine per i giovani.
Esprimo la più autentica gratitudine
al grandissimo numero di persone, professionisti/e, tecnici/he e volontari/e che hanno contribuito alla riuscita di questa impresa e ai momenti di festa di questi giorni, o che semplicemente li hanno accompagnati e sostenuti con simpatia e partecipazione, magari con costanza nel tempo, con una parola di incoraggiamento o con una preghiera.

So che lo sforzo è stato tanto. Spero che la ricompensa più grande sia la vostra stessa soddisfazione e la condivisione con le persone che amate e la vostra comunità.
Don Davide


