Vederci, adesso
Sono molte le professioni di fede che accompagnano la liturgia di queste domeniche di quaresima, ma una delle più belle e originali l’ascoltiamo dalle parole del cieco dalla nascita, protagonista del vangelo di oggi.
“Una cosa io so: prima ero cieco e ora ci vedo.”(Gv 9,25)
Nel dialogo serrato con i farisei e i capi del popolo che lo interrogano l’uomo dice chiaramente che questa nuova condizione è stata resa possibile da Gesù.
“Prima ero cieco, e ora ci vedo” potrebbe essere la testimonianza di ogni cristiano che ha scoperto la fede in maniera autentica.
Non si tratta solo di una visione intellettuale, come ad esempio la verità della fede e del vangelo. Certamente anche questo, ma un tale “vedere” ciò che non si vedeva prima è lo stesso di Paolo sulla via di Damasco, accecato per qualche giorno dalla luce divina, per poi guardare al mondo in un altro modo.
Anche Giobbe esclama: “Prima ti conoscevo per sentito dire, ma ora i miei occhi ti vedono!” (Gb 42,5)
“Ora ci vedo” significa quindi riconoscere quanto è stata efficace l’esperienza spirituale e come cambia le cose per noi.
Paolo, ad esempio, vede chiaramente che cosa significa la grazia di Gesù che ci ama sempre, che ci rende giusti coprendo i nostri peccati e che ci fa sentire in pace con Dio.
Giobbe vede il mistero di Dio che attraversa ogni sofferenza e adombra il mistero pasquale: intuisce nel suo cuore la verità della resurrezione.
Con il Vangelo anche noi contempliamo la realtà in modo nuovo: vediamo il potere smascherato per quello che è e l’ambiguità della ricchezza se non usata per la condivisione. Vediamo il bisogno delle persone di essere soccorse, la solitudine e la sofferenza nascosta, e così scopriamo le sorgenti della compassione.
Vediamo l’opportunità di coltivare i sentimenti buoni, di custodire le relazioni importanti, l’amore che ci siamo promessi, i sacrifici positivi che bisogna fare in ordine a questo.
Vediamo quanto è prezioso interpretare il nostro lavoro come un servizio e come è importante che nella nostra vita ci sia anche un piccolo spazio per il servizio gratuito e per la generosità.
Vediamo, infine, la promessa di vita sui volti dei bambini, che non possiamo tradire, e quanto sia necessario che il presente – non solo il futuro – sia dei giovani, e che nessun anziano sia abbandonato e solo.
Ci sono tante altre cose che ci accorgiamo di vedere con una luce speciale e una grazia intima. Se volete fare un piccolo esercizio spirituale, ciascuno/a può completare un piccolo elenco delle cose che corrispondono a questa professione di fede: “Prima ero cieco e ora ci vedo”.

Intanto noi ringraziamo il Signore per questo dono che ha creato in noi occhi, mente e cuore rinnovati dalla fede, mentre ravviviamo un’esperienza che già adombra, anzi pre-illumina la Pasqua ormai vicina.
Don Davide