Giu 05

Corpus Domini

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Il tempo di Pasqua si è concluso da poco, ma sappiamo che il Cristo, Crocifisso e Risorto è sempre accanto a noi, ed ecco che la Liturgia ci propone le Solennità del Signore: domenica scorsa la Santissima Trinità e oggi il Santissimo Corpo e Sangue di Cristo, pane vivo disceso dal cielo.

Celebriamo quindi il sacramento dell’Eucaristia, istituito da Gesù nel momento in cui l’amore verso di noi ha raggiunto il massimo, donando tutto se stesso. Donandosi entra in noi trasforma il pane in sé, per trasformare noi in Lui, fa si che lo sentiamo partecipe della nostra vita. Non dobbiamo affannarci a cercarlo, è Lui che ci ha trovati, dobbiamo solo essere sinceramente disposti ad accoglierlo.

Nella prima lettura Mosè parla al popolo: “ricordati….. e penso che lo stia dicendo anche a noi che non abbiamo attraversato il deserto per quaranta anni, ma che abbiamo tanti motivi per riflettere su quanto ha fatto il Signore per noi, sulle volte che ci ha preso per mano nelle scelte difficili o ci ha consolato nei momenti più duri della nostra vita. Il Signore potrebbe dirci: “ti ricordi quella volta che eri tanto preoccupato per……Io me la ricordo bene, c’ero li con te”

Come ci dice San Paolo nella seconda lettura il pane e il vino sono comunione col corpo e sangue di Cristo, ma dato che vi è un solo pane anche noi siamo membra di un solo corpo, una comunità unita intorno a Cristo. Il Concilio Vaticano II insegna che «col sacramento del pane eucaristico viene rappresentata ed effettuata l’unità dei fedeli, che costituiscono un solo corpo in Cristo. Tutti gli uomini sono chiamati a questa unione con Cristo, che è la luce del mondo: da Lui veniamo, per mezzo suo viviamo, a Lui siamo diretti» (Lumen gentium, 3). È tempo che la comunità dei credenti sia tangibile, reale, che non si limiti a una simpatica formalità, ma che sia in grado di condividere col prossimo, cominciando da chi ci è più vicino, le attenzioni, le preoccupazioni, gli aiuti concreti per chi ne ha bisogno.

Se siamo un unico Corpo quando ci scambiamo un segno di pace guardiamoci negli occhi perché abbiamo bisogno di vedere e di essere visti; facciamoci sfuggire un sorriso, quante volte abbiamo bisogno di ricevere e di dare un sorriso? Dobbiamo imparare a volerci bene, a chiedere scusa se ci scappa la pazienza, a desiderare la pace e a lavorare per portarla nei nostri cuori perché solo così potremo essere contagiosi, dei costruttori di pace credibili. Ricordiamoci di ringraziare sempre il Signore per i doni che ci fa, per esempio questa mattina ci siamo svegliati e siamo tutti qui, grazie Gesù.

Mi piace quando don Davide nel saluto all’inizio della Messa dice: “il Signore, che guida i nostri cuori nell’amore e nella pazienza di Cristo, sia con tutti voi” trovo che sia molto consolante sapere che Gesù è paziente con noi.

Paolo Nipoti

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