“Giovanissimi” indica i ragazzi delle superiori, fino al compimento dei 18 anni. È una denominazione che la Chiesa ha adottato per descrivere l’età dell’adolescenza con un’accezione maggiormente positiva, come un periodo in forte tensione verso l’entusiasmo e le capacità dei giovani.

I gruppi dei giovanissimi accompagnano i ragazzi in questa fase di passaggio, di grandi cambiamenti tante volte complicati, ma anche di potenzialità che si sprigionano, se valorizzate con sapienza. Questo è il compito degli educatori dei gruppi, che spesso diventano punti di riferimento molto significativi per la formazione dei ragazzi proprio in questi anni.

È il periodo di vita in cui i giovanissimi mettono più in discussione l’esperienza della Chiesa e cercano con maggiore senso critico le risposte alle grandi domande della fede, ma è anche il tempo dove l’esperienza religiosa può diventare più consapevole ed essere scelta personalmente.

In questi anni è anche fondamentale seguire, condividere ed accompagnare i passaggi di vita; perciò i gruppi dei giovanissimi si configurano in maniera sempre nuova e versatile, cercando di portare alla condivisione e al confronto le tante esperienze dei ragazzi e delle ragazze, con i loro problemi e le loro difficoltà.

Sono anni in cui l’esperienza del gruppo è integrata con tantissime altre esperienze: il volontariato, le esperienze estive, i primi incarichi di responsabilità, le serate in amicizia.

In un mondo dinamico e complesso, il fatto di potere avere un gruppo di riferimento in parrocchia conserva un valore e una peculiarità che nessuna altra agenzia educativa riesce ad avere, perché i gruppi giovanissimi sono un “luogo” dove i ragazzi possono portare tutte le loro esperienze – la famiglia, l’amicizia, la scuola, lo sport, l’amore, il sesso, la fede, i sogni, le paure e le speranze – ed essere aiutati a elaborarle e ad affrontarle in maniera costruttiva. Non si tratta di sminuire le altre esperienze, ma quasi tutte coinvolgono solo una, o alcune dimensioni della vita degli adolescenti. La vita di gruppo, invece, affiancata da qualche educatore e magari da un amico prete, permette un’integrazione e un’elaborazione che altrimenti pare davvero difficilissima.

Il percorso dei giovanissimi dovrebbe sfociare in due momenti di passaggio, una sorta di “rito di iniziazione”, costituito dalla Professione di fede, in cui ciascuno personalmente e consapevolmente dichiara la propria fede di fronte alla comunità, e da un campo estivo detto “di passaggio”, nel senso che attraverso un’esperienza forte, proietta nella fase di vita dei giovani.

Nella nostra parrocchia, i ragazzi e le ragazze che compongono il gruppo dei giovanissimi, offrono alcuni contributi di volontariato per la Caritas, spesso iniziano ad essere coinvolti come catechisti, e sono i protagonisti dell’Estate Ragazzi, prima come animatori, poi come responsabili. Tuttavia, non li consideriamo solo “il futuro” della Chiesa e del mondo: essi sono il presente, ci piace la loro vita così com’è, accogliamo la loro giovinezza e la loro forza inedita e ne siamo grati.

 

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