Come Maria Maddalena e i discepoli, abbiamo anche noi qualche speranza da risuscitare.
Anche i nostri occhi – se crediamo – potranno vedere quello che non sognavamo più di vedere. Anche noi potremo ascoltare voci che non pensavamo più di ascoltare. Queste mani, questo cuore, potranno inventare cose che umanamente ci sarebbe parso impossibile inventare.
Per questo mi viene spontaneo chiedermi dove sono oggi i testimoni della risurrezione. E mi sembra di sorprenderli nel numero di coloro che, uomini e donne, quotidianamente sanno ricucire le speranze.
C’è un immenso bisogno oggi. Stiamo infatti diventando fragili, fragili e vulnerabili, Sta dilagando la paura, vanno serpeggiando discorsi senza speranza. Qualcuno dice che tutto è perduto, che tutto è finito. E si crea paralisi, paralisi di fantasia, di immaginazione, di creatività.
E allora tu che credi nella risurrezione, sta – a tutti i livelli – accanto agli uomini e alle donne di questo tempo a ricucire, pazientemente, insonnemente, questa speranza che oggi si è fatta fragile, debole, indifesa, a rischio di essere sommersa dalla paura.
Che Cristo è risorto non lo possiamo dire semplicemente cantandolo nelle nostre chiese, ma seminando la speranza, ricucendo le speranze nel cuore degli uomini e delle donne di oggi, quella speranza che a volte sembra sventolare triste come un drappo strappato nel cuore di questa umanità.
Il Signore Risorto ce ne dia il coraggio e la forza.
Tratto dal libro di Angelo Casati “I giorni della tenerezza”