Capodanno 2024
Al passaggio dell’anno si sente spesso un fraseggiare di auguri e di auspici. Negli ultimi, diciamo dal 2020, ci siamo abituati a sperare che il prossimo sia meglio del precedente: le grandi questioni mondiali o le più faticose vicende personali, rubano la scena e lasciano il proprio marchio sul ricordo.
L’anno passato è stato così: è un tratto indelebile.
Come tanti che hanno vissuto sofferenze e perdite, o affrontato disastri o atrocità, mi sono molto interrogato in questi ultimi dodici mesi in cui ho vissuto tre lutti importanti: quello di entrambi i miei genitori e quello di don Valeriano, che ha colpito tutta la nostra comunità.
Mi sono trovato più volte a pensare: “Che anno orribile”.
So di avventurarmi su un terreno scivoloso e spero di farlo con il più grande rispetto e delicatezza. Voglio esprimere dolcezza a chi soffre e tenerezza per chi si sente ferito dal male, ma nella fede mi devo chiedere: è davvero così?
È stato davvero così?
Tra le cose che custodisco, ad esempio, sono i giorni in cui ho fatto il padrino a una bimba e a un bimbo e mi sono rallegrato con i genitori, carissimi amici. Ho celebrato il Battesimo di molti più bimbi e bimbe, attesi e amati. Ho ricevuto tanti abbracci dai miei nipoti e mille sorrisi a catechismo. Mi sono arrivati più manifestazioni di affetto di quante potessi contarne e ricambiarne, soprattutto nei momenti più duri, e la Provvidenza ha snudato il suo braccio. Ci sono le guerre, ma abbiamo visto alzarsi costruttori di pace. Innocenti muoiono in mare o nella rotta balcanica, ma la mia Chiesa – con orgoglio – ha finanziato il salvataggio di vite. Le voci delle donne si levano, e insieme a loro quelle di moltissimi uomini maschi, che lottano per le loro istanze e diritti.
Ho iniziato l’Avvento incontrando una ventina di persone adulte che chiedono di diventare cristiane. La fede è viva e la voce del Signore ancora chiama.
Anche se sembra che mi contraddica, come ho anche scritto nel mio ultimo romanzo, è un dovere morale considerare in tutta la sua serietà l’oscurità del male. Ci aiuta a non mancare di rispetto a chi soffre e alle vittime.
Tuttavia sento che la saggezza non è fare bilanci di contropartita. Quello che ho scritto sopra, non voleva bilanciare il brutto con il bello, ma semplicemente spronarmi ad essere più sobrio con le parole: potrei mai dire “è stato un anno orribile” a Lucia Rose e a Cesare, quando parleremo del loro Battesimo?
Più docilmente, la saggezza è riconciliarci col passato.
Non solo “deporre le armi”, ma fare passare tutto nella Pasqua. Devo imparare a dire con onestà e umiltà: “ho sofferto – lì è stato brutto – lì sono stato aiutato – lì ho gioito – lì altri hanno gioito”…
Come dice una splendida canzone degli One Direction: “Ho vissuto!”, ho cercato di dire sì alla vita, a tutto quello che mi accadeva, ad accettare come vocazione di vivere in questo tempo e non un altro, e ad accompagnare i giorni con la mia umile fede.
Spero che tutti ci possiamo riconciliare con il passato. È l’unico modo per rispondere: “Presente!” al futuro.
Don Davide