Dopo averci ricordato che il Signore chiama nella sua vigna ad ogni ora, anche quando è passata la prima opportunità, il vangelo di oggi conferma che c’è sempre l’occasione di “lavorare” per lui, anche se in un primo momento abbiamo mancato di slancio.
C’è un padre che chiede a due figli di andare a lavorare nella vigna. Uno risponde di no, e poi ci va. L’altro dice sì, e poi resta a casa.
Gesù non lascia molto tempo per scegliere da che parte stare: la domanda retorica che rivolge ai capi dei sacerdoti è stringente «chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Anche loro, che pure cercavano ogni scusa per non seguirlo, rispondono senza esitare: il primo.
È un insegnamento scomodo, perché non premia le buone intenzioni né condanna chi all’inizio sbaglia strada.
La parabola premia chi, alla fine, si è mosso, e sposta l’attenzione sulla durata.
Ci sono tante parole giuste che diciamo – in chiesa, tra noi, dentro di noi – e che restano parole. E ci sono gesti che nascono da un rifiuto, da una fatica, da un «non ne ho voglia» che poi si scioglie e diventa un passo fatto davvero.
L’insegnamento di Gesù si rivela così consolante anche per molti di noi, che dopo il primo entusiasmo giovanile si sono un po’ allontanati dalla vita in Cristo, poi – magari con il matrimonio, o con il battesimo dei figli, con il catechismo, perché qualcuno li ha chiamati a un servizio – si sono ritrovati nella vigna del Signore con convinzione.
In questi giorni la nostra comunità riprende i suoi ritmi: i gruppi, la catechesi, gli incontri, i tanti piccoli servizi che tengono viva una parrocchia. In questa domenica, in modo particolare, c’è il mandato delle catechiste e degli educatori, e la ripartenza dei gruppi ACR e Giovanissimi. È facile, a settembre, dire di sì a tutto con entusiasmo, e poi lasciare che l’inverno raffreddi le intenzioni.
La parabola di oggi, che sembra porre tutta l’attenzione al primo momento, in realtà ci chiede di essere fedeli nel tempo.
Ci chiede di stare davvero nella vigna, anche quando la voglia era passata, anche quando il primo slancio si è affievolito. È in quel momento che si fa la differenza.
Questo vale anche per la Missione popolare.
Può darsi che all’inizio qualcuno di noi non fosse del tutto convinto, che fossimo reticenti nell’aprire le nostre case all’ospitalità. Poi forse la parola di Dio ha lavorato nel cuore e ha fatto capolino la disponibilità a dire di sì, la voglia di buttarci anche noi.
Paolo, nella lettera ai Filippesi, indica la misura di questo andare: «abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù», che non si è tenuto stretto il suo posto ma si è fatto obbediente, umile, fino in fondo.
Non è una spiritualità dell’eroismo, ma del servizio.
Chi lavora nella vigna non lo fa per apparire, ma perché c’è un padre che aspetta, e una vigna che senza mani non produce nulla.
Ezechiele, a modo suo, dice la stessa cosa da un altro lato: nessuno è condannato per sempre al proprio primo no, e nessuno può accontentarsi del proprio primo sì. Si può sempre ricominciare a camminare verso il bene, e si può sempre – per stanchezza, per abitudine – smettere di farlo.
Conta oggi, non ieri.

Ne abbiamo un esempio luminoso nei tre martiri che vengono beatificati in cattedrale. Essi hanno detto un sì iniziale che non solo è durato nel tempo, ma è anche cresciuto in forza e in amore donato.
Santi Martiri,
donateci la capacità di rimanere al servizio del Signore
con entusiasmo,
fino alla fine.
Perciò, la domanda di questa settimana è semplice e non lo è: dove sono, oggi, le mie mani? Nella vigna, o solo nelle mie buone intenzioni? Vi auguro, e mi auguro, di essere tra quelli che – indipendentemente dalla prima risposta – alla fine hanno scelto di servire il Signore.
Don Davide


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