Ott 19

Quale immagine?

Di

Su ogni moneta c’è un volto: il nostro è su un’altra

Il vangelo di questa domenica (Mt 22,15-21) ci porta in mezzo a una trappola. Dopo la vigna e la festa di nozze, oggi siamo nel tempio, e c’è una domanda costruita per far cadere Gesù: «È lecito pagare il tributo a Cesare?». Se risponde sì, tradisce il popolo; se risponde no, si mette contro Roma.

Gesù non entra nel gioco. Si fa portare una moneta e chiede: «Di chi è questa immagine e l’iscrizione?». Sulla moneta c’è il volto di Cesare, ed è giusto che a Cesare torni ciò che gli appartiene. Ma la domanda è più profonda della risposta: se le monete portano l’immagine di Cesare, su chi porta l’immagine di Dio?

È il libro della Genesi a rispondere: «Dio creò l’uomo a sua immagine». Ogni persona è una moneta coniata da Dio. Per questo «restituire a Dio quello che è di Dio» non significa ritagliargli un angolo di tempo la domenica: significa restituirgli noi stessi, la vita intera, con il suo volto.

Anche la prima lettura ci sorprende. Isaia chiama «unto» Ciro, un re pagano, che non conosce il Signore. Dio si serve di chi non lo conosce per condurre la storia: i suoi confini sono più larghi dei nostri.

«Il Signore è re!», canta il salmo, «annunciate fra le genti la sua gloria». E Paolo ai Tessalonicesi ricorda che il vangelo non è giunto a loro «soltanto con la parola, ma anche con la potenza dello Spirito Santo»: la fede si trasmette con la vita, prima che con i discorsi.

Non è un caso che questa domenica la Chiesa celebri la Giornata Missionaria Mondiale, quest’anno nel suo centenario, con il tema «Uno in Cristo, uniti nella missione». Cento anni di cammino per ricordarci che missione non è una parola per specialisti: è portare con gioia, dove siamo, il volto di Chi ci ha coniati. Nelle nostre case, sul lavoro, nei luoghi dove ci incontriamo: ovunque, qualcuno può leggere sul nostro volto, anche senza saperlo, un’immagine che non è la nostra.

Essere cittadini di questo mondo e appartenere a Dio non sono due fedeltà in conflitto. Il cristiano paga le tasse, vota, lavora, si impegna, e sa che nessuna di queste cose lo possiede fino in fondo. Solo chi appartiene a Dio è davvero libero davanti a Cesare.

Questa settimana chiediamoci: quale immagine porto in giro? E dove potrebbe, il mio volto, far intravedere quello di Dio a qualcuno che incontro?

Buona domenica, care amiche e cari amici. Che il Signore ci doni di restare riconoscibili come suoi, e la gioia di una missione vissuta con semplicità, ogni giorno.

Don Davide

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