Un racconto di Natale

 

La lettera

Appena aperti gli occhi, Michele saltò giù dal letto come un grillo e si fiondò in sala per scrutare il grande albero addobbato.

“Uffi!” esclamò a voce alta.

La letterina che aveva scritto per Babbo Natale, con una lunga e dettagliata lista di regali, era ancora lì, appoggiata su un ramo e illuminata dal bagliore delle lucine; gli gnomi postini non erano ancora passati a ritirarla.

“Ma… Un momento! …” pensò Michele, avvicinandosi e osservando con una certa sorpresa. In effetti la lettera non sembrava affatto la stessa del giorno prima: era più allungata e soprattutto di colore diverso! Un bel verde e oro, con i bordi rossi. E sopra c’era scritto: Per Anna e Paolo. 

La curiosità era troppa: Michele prese la lettera e provò ad aprirla in tutti i modi, ma non ci riuscì. Impugnò le forbici, ma quando le chiuse sulla busta queste si spezzarono, senza lasciare sulla carta nemmeno un graffio. Proprio una busta fuori dal normale, anche se all’apparenza sembrava delle solite!

“Mamma, papà! C’è una lettera per voi!”.
Michele corse in camera dei genitori, che stavano ancora dormendo, saltò sul letto e consegnò la busta a sua madre, impaziente di vedere cosa sarebbe successo. Con sua sorpresa la mamma l’aprì senza problemi, come una qualsiasi lettera della posta. Davvero una lettera magica!

“Cosa dice? Voglio leggere anch’io!” disse Michele.

“Non si può. È riservata ai grandi.” rispose la mamma con fermezza, mettendo fine a ogni protesta.

All’interno c’era scritto:

A causa delle vigenti disposizioni che impongono
il coprifuoco alle ore 22, almeno per la notte di
Natale si prega di mettere a letto i bambini entro
le ore 21. Cordialmente,

Babbo Natale

Una missione impossibile

A migliaia di chilometri di distanza, in una bella casa completamente avvolta da un soffice manto di candida neve, in mezzo alla foresta, Babbo Natale era chino sulle mappe del Mondo, con la barba sudaticcia. Accanto a lui Guendalina, la renna capo, con gli zoccoli appoggiati sul tavolo e lo sguardo preoccupato fisso sulle carte.

“È proprio un bel guaio!” bofonchiò Babbo Natale, togliendosi il cappello.

Tutti sanno che la slitta di Babbo Natale ha un potere magico: ad ogni passo delle renne, il tempo torna indietro della misura necessaria a raggiungere tutti i posti del mondo. Ma consegnare tutti i regali in sette continenti, in sole due ore, tra le 9 e le 10 di sera e dalle 5 alle 6 prima dell’alba (perché, si sa, tutti i bambini la mattina di Natale si svegliano prestissimo per scartare i regali), per di più dovendo rincasare nel mezzo, era un’impresa ardua anche per loro.

Per questo motivo avevano chiesto aiuto agli amici: la Befana si era offerta di anticipare il proprio turno; San Nicola e Santa Lucia avevano comunicato la disponibilità a portare qualche regalo nei paesi più legati alle loro tradizioni; anche San Martino si era rimboccato le maniche e aveva consegnato i doni nelle regioni del Nord; persino i Re Magi si erano alzati di nuovo dai loro troni per dare una mano, perché tutti potessero festeggiare la nascita di Gesù bambino con un regalo.

Ma nonostante il sostegno di tanti amici, la consegna dei regali quell’anno sembrava veramente una missione impossibile.

La visita

Babbo Natale e la renna Guendalina ricordavano bene il momento in cui tutto era diventato difficile.
Il grande campanaccio aveva suonato improvvisamente. Alla porta c’erano due uomini in alta uniforme: “Polizia” si erano presentati.
“È lei il Sig. Natale Babbo, residente in Piazza del Polo Nord n. 1?”.
“Sì.”
“Documenti, prego.” avevano chiesto bruscamente.

Babbo Natale lì per lì era stato preso dal panico: in tanti secoli non gli era mai capitato che gli chiedessero di identificarsi. “Non ce li ho… – aveva detto con un attimo di esitazione – o meglio, li ho, ma scadono di continuo, perché vivo troppo a lungo… e… ho smesso di rinnovarli! … Ma sono proprio io – aveva aggiunto riprendendosi subito – ve lo garantisco! Vedete… ho una lunga barba bianca, sono vestito di rosso…”.

“Sì sì, va bene!” avevano tagliato corto i due gendarmi. “L’indirizzo coincide, nel parcheggio ci sono le renne… diamo per accertato che sia lei. Siamo qui per comunicarle che quest’anno non potrà consegnare i regali dalle 10 di sera alle 5 di mattina, perché c’è il coprifuoco a causa del virus.”.

Babbo Natale era scoppiato in una fragorosa risata, assestando una pacca sulla spalla dell’ufficiale col suo guantone di pelo: “Suvvia, a me il virus non fa niente. Io sono magico, tutti lo sanno!”.

Colto di sorpresa e spaventato dalla mossa improvvisa, quello aveva estratto la pistola e l’aveva puntata contro Babbo Natale, che tuttavia non riusciva a
trattenersi. “E poi, con tutti quei grappini che bevo, con dentro tanto alcool che mi sanifica, cosa volete che mi faccia il virus?!” e giù una risata goffa e sorda.

“Senta Sig. Natale, non faccia il furbo!” lo aveva severamente ammonito l’ufficiale. “Lo sappiamo che lei è a posto, ma essendo un personaggio famoso, è tenuto più
degli altri a dare il buon esempio. Capito?! Si immagina se si diffondesse la notizia che proprio lei è andato in giro a fare quello che le pareva? Non facciamo scherzi,

intesi?!”.

“E faccia indossare la mascherina anche alle renne, che hanno pure l’alito puzzolente!” aveva concluso l’altro con un ghigno.

Guendalina aveva strabuzzato gli occhi per la sorpresa e aveva dovuto trattenere Arabella, notoriamente la più istintiva, già pronta a incornare quei poliziotti sfrontati.

Coprifuoco

Fu così che Babbo Natale si trovò a sorvolare il cielo di Bologna più veloce della luce; sì, perché ad ogni passo la polvere di cielo sotto gli zoccoli delle renne portava il mondo indietro di qualche secondo. Avevano già consegnato i regali nelle Americhe, in Australia, in tutta l’Asia e l’Africa…Rimaneva solo l’Europa, la più vicina a casa, per
tentare un ultimo frenetico viaggio.

Avreste dovuto vederlo. La sua slitta sembrava un jet supersonico e le renne erano più agili del miglior slalomista che possiate immaginare. Guendalina e Arabella, che guidavano il gruppo, si stavano addirittura divertendo. Erano affaticate, ma vedevano il traguardo vicino e si sentivano più rilassate.
Forse, fu quel momento di distrazione ad essere fatale. Guendalina inciampò sulle luminarie della città e la slitta precipitò poco fuori dalle mura, provocando un grande sconquasso. A quel punto l’Orologio del Tempo, fermo da molte ore alle 21.55, fece scoccare inesorabilmente le 22 e le campane suonarono.

Inseguimento

Oh, non vi preoccupate! Lo avete presente? La slitta di Babbo Natale è magica: nessuno si fece il benché minimo graffio, fu solo un esplodere di luccichii, come un  ammenso fuoco d’artificio.
Solo Arabella si fece un po’ male, a modo suo. “Che botto, ragazze!” disse Babbo Natale quasi divertito, sistemandosi il cappello.

In quel momento tuonò una voce da un altoparlante: Fermi dove siete, state violando il coprifuoco!

“Ops, ci conviene smammare! Coraggio, finiremo in mattinata!” e un magico arco di luce disegnò le redini che davano il via alle sue amiche renne.
Guendalina e Arabella si impennarono, ma…nulla si sollevò da terra.

Dovete sapere che quando una renna di Natale rimane ferita, sta benissimo, ma… non può più volare.

“Acciderbolina!” esclamò Arabella. “Temevo che fosse successo!”.

“Ok” disse Babbo Natale mantenendo la calma. “Qui ci vuole del combustile!” e giù un grappino. Guendalina, Arabella e le altre partirono a tutta forza. La slitta strisciava sull’asfalto e poi sul selciato delle strade del Centro, accendendo milioni di scintille colorate. Sfrecciarono sotto le Due Torri, poi sterzarono bruscamente a sinistra nel tentativo di seminare la polizia, che non si dava per vinta. Imboccarono a velocità supersonica via San Felice contromano: le vetrine si illuminavano come tanti presepi al loro luccicante passaggio.

La squadra di renne non poteva volare, ma era comunque velocissima, e la polizia, lanciata a sirene spiegate, non avrebbe mai potuto raggiungerla. Ma ecco che, mentre percorrevano una piccola rotonda a tutta birra, Guendalina scivolò e la slitta scattò come una frusta. Le redini si annodarono su Arabella e un’altra renna,
le altre caddero una sull’altra e la slitta tornò contro di loro come una fionda; Babbo Natale fu sbalzato per aria, rimbalzò sulle auto con la sua pancia rotonda, seminando un caleidoscopio di colori, e si fermò solo contro il portone di una chiesa lì vicino.

Michele, incuriosito da quel fracasso e dalla luce che sembrava un’aurora boreale, si affacciò alla finestra e fu subito raggiunto da Anna e Paolo. Tutte le bimbe e i bimbi avevano i volti e le bocche spalancate appiccicati ai vetri delle finestre, come tanti adesivi variopinti. 

Quando arrivarono i poliziotti si guardarono esterrefatti.

“Sig. Natale, è lei?! Le avevamo detto di non violare il coprifuoco!”, disse uno che lo riconobbe.

“Ma che… vogliamo veramente fare la multa a Babbo Natale?!” esclamò un altro, che doveva essere il capo.

Natale

In quel momento tutti i fanciulli si riversarono in strada, chi in pantofole, chi avvolto in una coperta, qualcuno con il giaccone da sci sopra il pigiama, e cominciarono a parlare con Babbo Natale.

Tutti i bambini del mondo hanno provato a rimanere svegli per incontrarlo, a mettere la farina sotto il camino per vedere le sue impronte, a lasciare sul tavolo qualche dolcetto sperando di intrattenerlo…ma niente: lui sfugge sempre.

E invece quella sera Babbo Natale era lì, in carne ed ossa.

Tutto per loro.

Li accarezzò, firmò gli autografi, scattò dei selfie, spiegò esattamente come riusciva a consegnare i regali in tutto il mondo in una sola notte, fece la classifica dei suoi dolcetti preferiti e commentò tutti i giochi, suggerendo quali fossero i migliori.

E quando la polizia ebbe finito di medicare le renne, trangugiando un grappino, sparì con la sua slitta in un baleno.

Fu un Natale bellissimo.

Da allora, gli abitanti di Bologna ricordano che fu proprio a causa del coprifuoco che, quando erano bimbi, avevano potuto incontrare Babbo Natale, rammentandoci che la provvidenza c’è sempre e che anche nei momenti difficili può accadere qualcosa di buono.

 

Don Davide