L’Avvento e la Storia

L’atteggiamento spirituale con cui entriamo in questo tempo d’Avvento è

l’ascolto di un silenzio ovattato.

Parlare di atteggiamento spirituale, non significa ridurre la concretezza: intendiamo, al contrario, un modo di stare nel mondo della nostra città e nella storia di questi giorni con atteggiamento vigile e presenti a se stessi.

Non ricerchiamo, quindi, un silenzio rigoroso e austero, severo come quello di un monastero durante un ritiro spirituale: in quel tipo di silenzio si fanno tacere tutti i rumori e tutte le voci, anche quelle che potrebbero essere utili, per ascoltare in modo radicale la presenza del Signore che si fa strada nel nostro intimo.

In questo silenzio ovattato, che ricerchiamo nell’Avvento, pensiamo di più a una serata nevosa in città: dove inizialmente il traffico impazzisce e la confusione aumenta, ma poi cambia la percezione dei segnali che ci circondano. In seguito si sente solo il ticchettare sordo dei fiochi di neve, che si posano uno sull’altro, poi un senso di calore e di raccoglimento ci invade, e a quel punto diventiamo più sensibili ai suoni positivi e ai rumori che contano.

L’Azione Cattolica parrocchiale, che da tanti anni fa questo servizio per tutta la comunità, ci accompagna nell’ingresso del nuovo Anno Liturgico, proponendoci una meditazione sulla vigilanza interiore, quella vigilanza che non è caratterizzata dalla percezione di un pericolo, ma si prepara a un incontro importante.

Tuttavia, proprio attraverso questa vigilanza, possiamo ascoltare tutto: le cose buone che ci rincuorano e i drammi che non ci lasciano in pace. Quel silenzio ovattato ci permette di diventare recettivi del conforto che abbiamo ricevuto, che riceviamo e che possiamo dare, ma anche delle tragedie come quella di un bambino che muore di freddo alle porte di un paese che si dichiara cristiano.

E se fosse stato Gesù?

Se Maria e Giuseppe non avessero trovato qualcuno che concedeva loro almeno il retro della casa? Che ne sarebbe stato di noi?

E che ne è ora, di noi?

Ascoltare questo silenzio ovattato, con vigilanza, significa prima di tutto, accogliere parole di redenzione; in secondo luogo, che la gratitudine per ciò che di bello abbiamo vissuto, si trasformi in una sensibilità acuita per tutte le cose importanti che ci circondano.