Uno spunto dalla festa del Corpus Domini
«Vi ho trasmesso, innanzitutto, ciò che anch’io ho ricevuto.» (1Cor 11,23)
La fede cristiana è questione di ricezione e trasmissione. Lo è “innanzitutto”: prima di ogni altra cosa ci dobbiamo porre il problema di questa comunicazione.
Proprio questa “tradizione” (dal latino “traditio”: consegna, trasmissione) è in crisi. È in crisi la Tradizione della Chiesa, di cui non si riesce a capire più il valore per l’oggi. È in crisi anche la capacità di consegnare la vita di fede da una generazione all’altra.
Guardando al giovane mondo vivace e colorato di Estate Ragazzi, ci rendiamo conto di quanto il problema sia serio. Di fronte all’esperienza giovanile, alcuni aspetti della religione, con i suoi riti, le sue regole e i suoi contenuti tendono ad apparire come i dinosauri di Jurassic Park:
qualcosa di estinto con ambizioni redivive, fuori tempo,
che è bene che stia chiuso in un recinto, perché pericoloso per la vita (e per la felicità?) del mondo “vero”.
Si chiede alla Fede una capacità di trasmissione e comunicazione che non è ancora stato elaborata e adattata, e la distanza è enorme. Me ne rendo conto personalmente quando i giovani mi dicono che è essenziale la comunicazione sui social, mentre per me sono praticamente il male (me ne guardo bene dal dirlo, perché non vorrei essere rinchiuso in un recinto con un Tyrannosaurus Rex, non sarebbe un’esperienza piacevole…).
Ci sono tentativi di essere comunicativi in modi nuovi ed efficaci, ma per lo più, sono “cringissimi” (imbarazzanti) e suscitano nei ragazzi quel misto di compassione e di pietà che a me fa veramente desiderare di estinguermi come i dinosauri.
Sono “cringe” quando non provengono dal loro mondo.
Per ricevere e trasmettere la Fede è essenziale che tutti, nell’impegno delle comunità cristiane, siano soggetti e protagonisti, non oggetti e destinatari.
Un bellissimo salmo dice: «Una generazione narra all’altra le tue opere, Signore» (Sal 144/145,4). Questo è sempre stato vero nella spiritualità ebraica e cristiana. Oggi rimane vero solo per la necessità di stare insieme anche tra generazioni diverse, impegnandosi a volersi bene e stimarsi, soprattutto da parte degli adulti, spogliandosi di quella sorta di invidia o di presunzione che ci può cogliere quando guardiamo al mondo giovanile.

Per quando riguarda la comunicazione della Fede, però, è più necessario fare spazio, dare tanta fiducia, valorizzare la loro creatività e le loro capacità e consegnare le chiavi della fede saldamente nelle loro mani, anche se a qualcuno facesse paura.
Don Davide


Assunta Pagani
21 Giugno 2025Hai colto nel segno!! Grande difficoltà x cercare di trasmettere la fede: noi nonne sembriamo dei marziani fuori dal nostro mondo