Mag 21

Pentecoste

Di

Luca negli Atti (Atti 2,1-11) pone teologicamente l’effusione dello Spirito Santo nel giorno in cui gli ebrei festeggiano la consegna da parte di Dio delle tavole della Legge sul Sinai: la Pentecoste, cinquanta giorni dopo la liberazione della schiavitù in Egitto.

I discepoli erano insieme e dal cielo un fragore e un vento impetuoso riempirono la stanza dove si trovarono; lingue come di fuoco si posarono sui presenti. Ricolmi di Spirito Santo iniziarono a parlare in diverse lingue. A ragione, molti commentatori intendono questo evento come il ribaltamento dell’episodio della Torre di Babele (Genesi 11,1-9) dove, al contrario, da un’unica lingua l’umanità iniziò a non comprendersi più per la confusione delle lingue che si generò perché contarono sulla sola propria presunzione. In quel testo gli autori intesero anche provare a spiegare le divisioni che pur nello scopo di raggiungere insieme il cielo, il meglio per la vita del mondo, il genere umano, invece, da allora, si è ritrovato a vivere nelle divisioni perenni e nei conflitti a profusione.

Giovanni nel suo vangelo fa della pneumatologia (il sapere sullo Spirito Santo) un tema diffuso che si compie nella Resurrezione di Gesù, l’ottavo giorno, il giorno della nuova creazione, come dono perenne per gli uomini. Come un soffio leggero, un respiro per il cuore del mondo (Giovanni 20,22).

Dal fragore del vento impetuoso al soffio silenzioso e viceversa, c’è un cammino infinito di estensioni della presenza della vita trinitaria nel mondo e non bastano le immagini dell’universo per rappresentarlo e ne possiamo solo balbettare la presenza per come ne facciamo esperienza.

Da una parte, infatti, ci accorgiamo di una Babele ovunque: in noi stessi nei momenti di confusione in cui navighiamo a vista per le nebbie che circondano le personali incertezze oppure nelle molteplici dinamiche di chiacchiericcio interiore che consumano i nostri giorni tra continue recriminazioni passate e ansie per il futuro. Per non parlare poi della confusione delle lingue nelle nostre relazioni ordinarie dove, non poche volte, ci troviamo in difficoltà per comprendere e/o farci comprendere, talvolta anche in maniera imbarazzante e, spesso,  incredibile, proprio a causa anche di ulteriori commistioni tra difficoltà interiori personali e anche dell’altro interlocutore.

Quanto vorremmo il silenzio o il fragore in quelle situazioni e così invochiamo: manda il tuo Spirito Signore a rinnovare la terra! (Salmo 104,30)

E tu, Signore, vieni e dici: “Pace a voi! Pace a voi!” (Giovanni 20,19). Pace a te, per te, per il tuo mondo interiore. Pace al mondo delle tue relazioni. Eccoti lo Spirito e i suoi doni, perché tu possa trovare pace e possa donare la pace a chi ti sta accanto.

Il dono della pace diventa una missione per noi stessi e per gli altri.

Questa missione, animata dalla forza della Ruach (lo Spirito di Dio) che soffia dove vuole, ci spinge ad uscire dai nostri confini per annunciare la gioia del Risorto. Non è solo un compito, ma un’esigenza vitale: portare il calore del fuoco di Pentecoste, la pienezza della resurrezione in noi, in ogni angolo della terra, trasformando la confusione in comunione e l’isolamento in una fraternità universale aperta a tutti. Oltre l’obbligo della legge, per amore, solo per l’Amore.

Francesco Paolo Monaco

image_pdfimage_print
, ,

Lascia un commento

Name *

Email *
Commenta *