Accende una grande speranza, in quest’epoca della terza guerra mondiale a pezzi – come l’ha chiamata papa Francesco – sentire che le insegne militari vengono distrutte nel fuoco.
Questa affermazione fa parte di quelle visioni di Isaia che le nostre più grandi utopie non riescono nemmeno ad avvicinare, come quella in cui si dice che la produzione di armi verrà riconvertita per fare strumenti e opere di bene.
È il sogno della pace.
Ma la pace natalizia è più che un sogno: è l’opera di Dio che si realizza.
Potremmo pensare: “Eh, ma i potenti mica ascoltano la voce di Dio!”, il che è vero. Ma neanche Cesare Augusto si curava tanto delle profezie, eppure mentre ordina il censimento – che era un atto di supremazia totale, uno degli editti con cui gli imperatori si mostravano padroni del mondo – Dio, il vero padrone, usa questo espediente per dimostrare vera la sua parola e per realizzare i suoi progetti.
Il misterioso riferimento a Madian – una vicenda dell’Antico Testamento raccontata nel Libro dei Giudici – indica che la pace è completamente opera di Dio, ma che il contributo degli uomini è quello di distruggere le proprie idolatrie. Una volta che ci affidiamo a Dio senza falsità, allora lui opera tutto. E non conta se siamo piccoli o grandi protagonisti della storia: con Dio siamo tutti efficaci, ed è l’unica cosa che conta. A dispetto dei potenti, la storia di Dio è fatta con noi.
L’opera di Dio realizza un grande cambiamento: dalla paura a una luce gentile. Questo cambiamento coinvolge tutto: si erge sul mondo come il sole all’alba e inizia o riparte oggi, con il tuo incontro personale con Gesù.
Lui è Figlio di Dio eterno e sceglie di avere tempo per ciascuna e ciascuno di noi.
Questo cambiamento inizia mentre ascoltiamo il Vangelo della Natività, nella sosta dello sguardo, della mente e del cuore davanti al presepe.
Nelle fasce e nella mangiatoia contemplo la meraviglia legata al dono di sé, quando un essere umano cresce scegliendo e diventando capace di fare della propria vita un dono.
Giuseppe ha già fatto della propria vita un dono: ha salvato Maria e il bambino, a scapito di se stesso e della sua reputazione, e cancellando con un solo gesto di accoglienza e responsabilità tutte le sovrastrutture del patriarcato.
Maria sa che questo bimbo è un dono, che dovrà lasciarlo libero anche quando questo comporterà per lei l’angoscia della perdita.
Gesù stesso sceglierà di fare della sua vita un dono: cibo e fasce, pane spezzato e sangue versato, e un telo per attraversare la morte.
Anch’io sento il fascino di fare della mia vita un dono, perché non vada sprecata. Intuisco che questo è il senso dell’esistenza. Chiedo aiuto al Signore, perché mi aiuti a rendere questo proposito più concreto e vero.
C’è poi un’altra cosa che ci coinvolge tutti: questa scelta di Dio per la piccolezza, la semplicità e la povertà.
Il racconto della nascita è estremamente semplice, ordinario e feriale. Gesù viene collocato nel posto degli animali. L’annuncio viene dato ai pastori, non certo le persone più in vista, autorevoli o religiosamente significative. A completare il tutto c’è il controaltare quasi burlone di Dio, tra la “grandeur” del censimento da una parte e la moltitudine dell’esercito celeste dall’altra. Come appare piccolo l’imperatore, in questo confronto!
Solo che noi ammiriamo questa scena con animo incantato, ma poi è difficile trovare le vie per scegliere una sobrietà dignitosa e uno stile di vita che privilegi la condivisione e il soccorso, piuttosto che l’accumulo o il giudizio. Inoltre: quali sono i pastori a cui rivolgersi? A me sembra: tutti coloro che sanno esprimere gesti di una cura reale, concreta e compromessa.
Sento in me, che pure sono cristiano da sempre, una radicata resistenza ad assumere i criteri del Natale di Gesù.
Dò più facilmente per scontato che siano veri i principi che ho assimilato dal mondo.
E anche quando vorrei avvicinarmi a Gesù e ai suoi criteri, sperimento la difficoltà di discernere che cosa significano concretamente per me, in modo da poterli vivere davvero e conformarmi al Vangelo senza ipocrisia, in maniera rispondente a ciò che Dio si auspica da me, oggi.
Oggi il cuore di qualcuno verrà toccato.
Perciò, in questa notte di grazia, che ci ispira i desideri più audaci, oggi oso chiedere a Gesù questo dono. Che davanti all’umile maestà del presepe ammutoliscano le mie obiezioni e io sappia distruggere i miei idoli, e si realizzi il meraviglioso scambio che è al centro del mistero del Natale: come il Figlio di Dio ha voluto assumere la nostra natura, così ci doni di assumere la sua, di vivere secondo la sua ispirazione e di trasformarmi in un’immagine fedele di lui.
Nella garanzia di questo rapporto con Gesù, oltre alla realizzazione dell’opera di Dio, alla pace che confonde i potenti, alla salvezza dalle nostre idolatrie, sperimentiamo anche una gioia vera. Quella gioia genuina che sperimenta chi raccoglie il frutto di un impegno tanto desiderato.
Quella gioia che prova chi sente che il Signore gli ha toccato il cuore.
Don Davide


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