Apr 24

Dentro e fuori

Di

“Io sono la porta delle pecore – dice Gesù – se uno entra attraverso di me sarà salvato, entrerà ed uscirà e troverà pascolo” (10,9).

In questa simbologia, sappiamo che “dentro” riguarda l’ovile, il recinto delle pecore, mentre “fuori” è lo spazio aperto, i pascoli, però Gesù non esplicita meglio che cosa sia “dentro” o “fuori”.

Possiamo immaginare che “dentro” è uno spazio custodito e protetto, mentre “fuori” è uno spazio più aperto, dove si trova nutrimento, ma anche potenzialmente pericoloso.

Gesù afferma che chi si muove attraverso di lui, lo farà in sicurezza e troverà alimento, cioè vita, infatti poco dopo dichiarerà solennemente: “Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza” (Gv 10,10).

Solo attraverso Gesù, dunque, ci possiamo muovere liberamente tra dentro e fuori,

tra dimensione religiosa e vita quotidiana, tra preghiera e lavoro, tra l’intimità famigliare e la socialità del vivere, tra fede e attivismo e tra Chiesa e Mondo.

Questa prospettiva, di muoversi disinvoltamente sempre mettendo al centro Gesù, mi permette di chiarire – spero in maniera costruttiva – alcuni dubbi che mi sono stati fatti presenti sulla messa che facciamo in occasione del 25 aprile, Festa civile della Liberazione e festa liturgica di S. Marco evangelista, in memoria delle vittime cattoliche del nazifascismo.

Per prima cosa è espressione del desiderio e della preoccupazione della nostra comunità di non rimanere estranei a una festa nazionale decisiva per il nostro passato, presente e futuro, e a una festa civile così sentita nel nostro territorio, provando a portare lo specifico della testimonianza cristiana, attraverso il suo tesoro più grande che è la messa.

In secondo luogo, ricordando in questo giorno le vittime del nazifascismo non si vuole dimenticare che ci sono altre vittime e anche non solo del nazifascismo. Ma qui non si tratta di fare un derby tra chi è più cattivo nell’orrore.

Il fatto, invece, è che la Chiesa è sempre anche storica e, mentre celebra il sacrificio redentore di Cristo, lo incarna in una storia concreta.

In questo giorno, quindi, ricordiamo quegli eventi che hanno portato alla liberazione dell’Italia dal dominio e dall’oppressione nazifascista, perciò ci ricolleghiamo a quella situazione storica. In altre circostanze, altrettanto rilevanti per la nostra storia e il nostro vivere comune, se ci fosse la lodevole iniziativa di qualcuno, si potrà fare memoria di altri eventi.

Noi sappiamo bene che

nella celebrazione dell’eucaristia si ricordano sempre, nella preghiera eucaristica, tutti i defunti e le defunte,

perché lì in quel momento della messa si esprime al massimo la “comunione dei santi”. Tuttavia, ogni messa ha un’intenzione specifica che si può chiedere, e in questa occasione sono i nostri fratelli e sorelle credenti che sono stati uccisi. Perché solo i credenti, o addirittura i cattolici? E tutti gli altri contano meno?! No! Assolutamente no.

Ribadisco, nella messa si ricordano sempre tutti i defunti e le defunte.

Nella preghiera eucaristica c’è una sezione, dopo la consacrazione, in cui si può pregare per l’intenzione particolare di quella messa, poi si prega ogni volta per i morti nella fede e infine per tutti i morti. Questa distinzione non è una discriminazione, ma una forma di valorizzazione della fede e di rispetto della libertà e dell’identità dei defunti che si ricordano. Ci sono alcuni che sono morti credendo alla resurrezione di Gesù – che per noi è un dono inestimabile e bisogna pure testimoniarlo! – mentre ci sono altri che non credevano e li si affida alle braccia del Padre così come erano, senza pretendere che credessero.

Il punto più importante di tutti, però, è che in questo giorno in cui ricordiamo liturgicamente la testimonianza degli evangelisti, e quindi mettiamo al centro la vita e la resurrezione di Gesù, sappiamo che

è sempre attraverso Gesù che dobbiamo passare,

per custodire la memoria nel migliore dei modi, per essere sinceri nel fare verità, per ricordarci che nessun uomo può alzare mai la mano contro un altro uomo e che la prospettiva di un mondo migliore, un mondo di pace, dove le violenze che hanno insanguinato la storia, sarà raggiungibile passo passo come liberi discepoli di Gesù e del dono ineguagliabile del Vangelo.

Don Davide

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