Gen 01

In piedi, costruttori di pace!

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Inizia un nuovo anno, e per iniziarlo al meglio ci mettiamo tutti in marcia per la pace. In questo primo giorno dell’anno, infatti, la Chiesa celebra la Giornata Mondiale per la Pace, indetta per la prima volta da papa Paolo VI nel 1968 e la nostra città ha accolto la marcia nazionale per la pace.

Questo movimento di popolo, molto più che fisico, è simbolico. Ci è chiesto di metterci in cammino per le vie della pace attraverso la nostra vita, i nostri atteggiamenti, le nostre scelte e il nostro stile.

È un percorso che implica davvero un “inizio” in grande stile, perché non ci siamo mai decisi abbastanza per la pace, quindi è importante cogliere questo “inizio del tempo” (anche se profano) per provare a segnare una casella diversa sui nostri calendari.

In questi giorni leggevo sui quotidiani che ci affacciamo al 2017 con un po’ meno speranza e con un po’ più di disillusione, come se negli anni scorsi fra le primavere arabe e alcuni sogni di pace e di miglioramento ci fossimo illusi che qualcosa potesse veramente cambiare. Invece, parrebbe, torna la disillusione.

C’è qualcosa in me che resiste tenacemente a queste considerazioni. Il tempo non è un dio della mitologia, che stritola e divora e basta. Il tempo è anche percezione, il campo dei ricordi belli e brutti, è un luogo seminato di fondamenta. Su queste fondamenta io posso decidere di costruire. Posso decidere che siccome in questo campo sono state compiute cose brutte, sono state fatte le guerre, ho subito delle ferite, allora lascio la terra deserta, o costruisco un brutto edificio o lascio le cose in abbandono. Oppure posso decidere di cambiare segno, di coltivare i semi belli, di farli crescere, come è successo a Montesole. Fu fatto uno sterminio. La guerra tocco uno dei suoi punti di estrema disumanità. Oggi è un luogo simbolo di pace. Vi sorgono due monasteri, si lavora la terra, si produce cultura, si prega.

Ecco, il tempo è questo. Un potenziale consegnato nelle nostre mani. Dire che siamo pessimisti e disillusi, significa dire che ci sentiamo sconfitti in partenza. Noi, invece, vogliamo farne “il campo di Dio, l’edificio di Dio” (1Cor 3,9).

In questo primo giorno dell’anno, quasi per fecondarne il frutto, concludiamo anche l’Ottava di Natale: gli otto giorni, secondo il “tempo della resurrezione” in cui la Chiesa prolunga la celebrazione delle grandi feste. Nell’indimenticabile profezia di Isaia leggiamo: “Poiché un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio. Sulle sue spalle è il segno della sovranità, e il suo nome sarà: Principe della Pace… e la pace non avrà fine” (Is 9,5-6).

In questo tempo, che è un inizio sul calendario di una nuova opera e stagione di pace, noi siamo benedetti e accompagnati dal tempo della salvezza e dalla grazia del Re della Pace. Mi viene allora da non farvi i soliti convenzionali auguri di inizio anno, ma di usare le memorabili parole di don Tonino Bello, quando a Verona iniziò a promuovere questa sensibilità per un mondo nuovo, e che sono come una sintesi di tutto il bene e l’impegno che vi vorrei augurare: “IN PIEDI, COSTRUTTORI DI PACE!”.

Don Davide

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