Di fronte agli orrori che sono successi nel mondo e in Italia in questi ultimi giorni – in prossimità della Domenica delle Palme e nella Settimana Santa – avverto come un senso di pudore e quasi di imbarazzo a celebrare la Pasqua. Avevo pensato di elencare tutti gli eventi terrificanti di cui ci si può facilmente informare, ma poi la lista era troppo lunga, crudele e triste. Però li ricordo, perché vorrei avere la forza e il coraggio di non trascurare nessuna vittima, nessuna sofferenza.
In questi giorni, ho letto sullo stato Whatsapp di una mia amica questa frase che condivido: “Solo un simbolo di lutto può esprimere il dolore per ciò che succede nel mondo, in particolare la violenza perpetrata contro gli indifesi e i bambini.”
Come cristiani abbiamo attraversato quel lutto, nella grande pagina del Venerdì e del Sabato Santo: giorni di silenzio e di profondo sgomento.
Il nostro credere guarda rispettosamente al dolore e lo attraversa. Non lo svilisce e non lo banalizza mai.
Credo che sia una delle cose più forti e persuasive della nostra fede, il fatto che nella sua verità si misura con la sofferenza del mondo, perché se non fosse così – se non raccogliesse ogni pianto, ogni ingiustizia e ogni bisogno di consolazione – non mi sembrerebbe autentica e degna.
Quindi, in realtà, la Pasqua non è una gioia irrispettosa rispetto a tutto quello che accade di brutto, ma qualcosa che l’assume, lo fa proprio.
La proclamazione della resurrezione di Gesù propone un duplice messaggio: il riscatto di Dio e la responsabilità che ne deriva.

Da una parte c’è infatti l’azione di Dio, che interviene non cancellando la croce procedente, non facendo finta che non ci sia stata, ma riscattandola, schierandosi dalla parte della persona crocifissa e prendendo posizione in suo favore, innalzandola, rendendola autorevole e riconoscendole tutta la sua dignità, violata dagli altri.
Dall’altra c’è la responsabilità che ne deriva: se le cose stanno così, i discepoli di Gesù, devono prendere sul serio questo fatto, che la resurrezione di Gesù è iniziata ed è vera, ma non è ancora compiuta; molti cuori si devono ancora convertire, anche i nostri, troppe croci devono essere tolte, tantissime sofferenze consolate.
Gesù è il sole divino. La resurrezione è la vita che propaga da lui. Noi siamo i suoi raggi che devono portare questa energia ad ogni persona e in ogni parte del mondo.
Don Davide


Lascia un commento