Quanto mai attuale la prima lettura del profeta Abacuc di questa domenica, sbigottito per la violenza dilagante, oppresso dall’iniquità a cui bisogna assistere e dall’oppressione di una manica di potenti del mondo, sciagurati che destabilizzano sistematicamente l’ordine della giustizia e della pace, il rispetto delle persone e la dignità della vita.
La Parola di Dio, però, attesta un termine.
Questo è il messaggio consolante, che allo stesso tempo indica una precisa vocazione e responsabilità di ciascuno di noi, quando leggiamo questa parola e tentiamo di accoglierla con cuore sincero. È una guida per costruire la pace, la proposta di un modo alternativo di comprendere i rapporti tra le persone, la vita sociale e civile, le relazioni internazionali e la convivenza tra i popoli.
Il profeta dice “è una visione che attesta un limite”:
c’è dunque un limite posto alle brutture a cui dobbiamo assistere,
la violenza, la guerra scatenata su popoli e persone inermi, il riarmo che impoverisce scuole e ospedali, la tracotanza intrisa di falsità di chi detiene il potere.
Questo limite è posto da chi accoglie il vangelo della pace, costringe prima di tutto se stesso a convertirsi, rifiuta categoricamente la logica della violenza e del potere, intraprende azioni, uno stile e una vita intera di edificazione e non di distruzione.
Abbiamo la responsabilità di essere noi stessi questo limite,
ciascuno nella sua missione di vita.
Il limite, inoltre, è posto da Dio stesso.
Un Dio non imparziale e non inerte.
In questo caso c’è una condanna precisa: “Soccombe colui che non ha l’animo retto” (Ab 2,4). Non bisogna porsi nella posizione del giudice degli altri, ma la parola di Dio delinea anche un confine oggettivo che dobbiamo tentare di indicare, col rischio di sbilanciarsi, di fare approssimazioni, di lasciare fuori qualcosa, persino di sbagliarci. Ma dobbiamo dire che chi scatena una guerra, chi ha la responsabilità di farla iniziare per primo, se non si pente e non si converte radicalmente, soccomberà: il Signore spiegherà la potenza del suo braccio (Lc 1,51). Chi lancia missili su abitati civili o droni su persone inermi, soccomberà di fronte al giudizio di Dio: il Signore li disperderà, saranno anime perdute (Lc 1,51). Chi viola il servizio dei volontari, laici, religiosi, medici, operatori umanitari, soccomberà: il Signore innalzerà gli umili (Lc 1,52). Chi schiavizza e affama le popolazioni – bambini, donne, uomini e anziani – chi priva un altro essere umano dell’acqua potabile – l’acqua, primogenita della Creazione di Dio! – chi sottrae ai bisognosi le minime cure fondamentali a cui ogni creatura ha diritto, soccomberà, senza appello: il Signore ricolmerà di beni gli affamati e rimanderà i ricchi per l’eternità a mani vuote (Lc 1,53). I potenti, che mentono impunemente e spocchiosamente ai popoli a cui devono rendere conto, soccomberanno: il Signore rovescerà i potenti dai troni (Lc 1,52).
Il Signore Gesù ci esorta ad essere al nostro posto, quando è il momento necessario.

Ci sono molti modi per servire il Vangelo e costruire la Pace, che corrispondono alla vocazione vissuta con spirito di servizio di ciascuno di noi, vigilando sul fatto che il nostro agire sia purificato dalla radicalità delle parole di Gesù, soprattutto che non vi siano violenza, privazione della dignità, del diritto e della libertà delle altre persone, e esercizio autoritario del potere.
È davvero un bene che cerchiamo di valorizzare ogni gesto, azione e stile legittimo di pace, accettando che la pace è espressione di un arcobaleno di sfumature e di possibilità, laddove esse siano purificate da un autentico discernimento e da un vero sforzo per il bene comune. Non permettiamo alle forze del Diavolo – il Divisore per eccellenza, colui che è menzognero fin dal principio – di sfruttare la difficoltà e la delicatezza del momento per dividerci e strappare i tanti fiori diversi e i tanti fili d’erba che stanno crescendo a trasformare il deserto.
È davvero il momento di riascoltare insieme le parole di don Tonino Bello, uno dei più grandi e radicali profeti dei nostri giorni:
In piedi, costruttori di pace!.
Don Davide


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